
10/10/2026 – A conclusione della seconda settimana di reazioni surreali dei soliti “no aeroporto” (minoritari ma rumorosi) contro le iniziative informative di Toscana Aeroporti, contro il video di Geopop che spiega la nuova pista e contro le prese di posizione di enti dell’economia e della cultura a difesa di un progetto tanto strategico, merita evidenziare questa volta il “no” espresso dai Giovani DEM toscani, dato che nessuno, dando ampia eco a tale presa di posizione, ha posto attenzione agli errori ed alle contraddizioni nelle argomentazioni utilizzate.
Ma merita anche perché, se ai “vecchi” soggetti ed ambiti ossessivamente contro l’aeroporto dell’aerea fiorentina siamo ormai assuefatti, fa effetto vedere, nel 2026, giovani esponenti o aspiranti politici della principale forza che governa da sempre questa regione reiterare storture e disinformazioni sul tema aeroporto vecchie di 50 anni, fondate su mancanza di conoscenza della questione, della realtà aeroportuale fiorentina e toscana (ed emiliana) e soprattutto dei progetti che contestano.
Progetti – per stare solo all’ultimo masterplan 2035 tralasciando i decenni precedenti – spiegati e discussi per quattro anni, dal Dibattito Pubblico del 2022 alla conclusione positiva della VIA-VAS di fine 2025, con documenti di ogni tipo liberamente consultabili che illustrano ogni aspetto della vicenda a chiunque avesse voluto informarsi correttamente. Per questo vien da chiedersi quali siano le fonti informative dei Giovani DEM per generare una simile posizione che emula la peggiore politica da “grandi” messa in campo dagli storici “no aeroporto”, tra infondati luoghi comuni e falsi miti. Andando con ordine, in base ai punti toccati (ma valido per tutti i “contro” riscesi in campo in queste settimane):
– Non c’è dubbio che la piana fiorentina e pratese sia “un territorio già fortemente urbanizzato, colmo di infrastrutture e sottoposto a una significativa attività degli agenti atmosferici”, come viene affermato. Ma non è certo l’aeroporto la fonte di problemi prevalente in quest’area e tantomeno lo è il progetto di riassetto previsto per lo scalo. Riassetto che peraltro – è bene ricordarlo a chi forse non lo sa – riguarda un aeroporto che non è una nuova infrastruttura da inserire nella piana, ma un’infrastruttura lì presente da quasi un secolo. Ed è un riassetto che, oltre a far funzionare normalmente un servizio pubblico, tra gli elementi positivi ha anche quello di migliorare nettamente la compatibilità ambientale dello scalo, per le ragioni ormai arcinote a chi vive la nostra realtà ed abbia una minima conoscenza della questione: l’annullamento dei sorvoli a bassa quota e impattanti sugli abitati senza trasferirli su altre aree abitate, ed i miglioramenti operativi che eliminano tante attuali disfunzioni che generano ogni giorno inutili emissioni ed impatti (criticità che senza nuova pista, ovviamente, rimarrebbero tutte).
– Riguardo la salvaguardia degli ecosistemi, il consumo di suolo, l’investimento sulla qualità ambientale della piana e la tutela del parco, questi sono esattamente tutti aspetti considerati fin dall’inizio nella predisposizione del masterplan, ed ancora migliorati nell’ultima versione del piano che nel novembre 2025 ha ottenuto la conclusione positiva della valutazione VIA-VAS. Il piano comprende importanti investimenti sulle aree a parco, sulle aree naturali (che nel bilancio finale tra piccole porzioni interferite del sito Natura 2000 interessato e nuove aree sarà migliorativa), sulla sicurezza idraulica (che risulterà innalzata), sulla mobilità dolce (nuova rete ciclabile), sulla cura del ferro (integrando il tram collegato alla città ed alla piana nel nuovo terminal).
– Riguardo specificamente il parco della piana, oltre a confermare che le due realtà – aeroporto e parco – possono coesistere anche qui tranquillamente, come avviene ovunque (ed in Toscana avviene da sempre a Pisa con il “Galilei” e il parco Migliarino-San Rossore), prima di pensare ad ulteriori ampliamenti del parco, pur sempre possibili e condivisibili, sarebbe bene creare davvero quanto previsto, tutelando l’enorme territorio già vincolato per il parco della piana per circa 8.000 ettari in otto comuni e due province (tra Firenze e Prato). Area che invece continua ad essere interessata da uno stillicidio di nuove costruzioni promosse da tutti i comuni della piana, a cominciare da Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Prato. E l’area destinata a parco, entro la quale – è ben ricordarlo ancora – l’aeroporto sta da circa un secolo – sarà interessata dall’ampliamento del sedime aeroportuale per una porzione minimale (1% circa), nella fascia lungo l’autostrada A11 storicamente deputata ad ospitare la corretta infrastruttura di volo dello scalo (almeno dal secondo dopoguerra), mentre lo stesso masterplan prevede la realizzazione di una porzione di parco di 42 ettari in territorio sestese e la cessione al parco di buona parte dell’attuale testata nord di sedime, tra i territori di Sesto e Firenze. Inoltre – va sempre tenuto conto – un’area aeroportuale che ospita una pista di volo è soprattutto un grande vuoto, una vasta area verde sistemata a prato, per le fasce di sicurezza, con quote minimali pavimentate (nelle documentazioni del masterplan – leggendole – si trovano illustrazioni chiare anche su questo aspetto).
– Riguardo le risorse, quelle che finanzieranno il masterplan sono in gran parte private, di Toscana Aeroporti, e la piccola quota ottenibile da finanziamento pubblico riguarda risorse del comparto aeroportuale, che se non venissero usate per il “Vespucci” andrebbero ad altri aeroporti nazionali. Va ricordato poi, come già accennato, che nell’investimento complessivo del masterplan ci sono importanti quote proprio per le opere ambientali e territoriali. Ed anche che ai trasporti pubblici di quest’area sono già destinate enormi risorse (pubbliche), tra tram, tram-treni, treni, ciclovie – con importi anche ben maggiori dell’investimento aeroportuale.
– Riguardo i riferimenti all’esistenza di alternative ricorrendo agli scali di Pisa e Bologna ed al loro ulteriore sviluppo in ottica fiorentina, lascia sgomenti sentire ancora oggi queste affermazioni. Gli scali di Pisa e Bologna non possono essere alternative al progetto previsto per il “Vespucci” perché non hanno niente a che vedere con le criticità dello scalo fiorentino che devono essere sanate con l’attuazione del masterplan; perché non possono essere scali funzionali all’area fiorentina per le rispettive eccessive distanze (nessuna città del mondo ha aeroporti di riferimento tanto lontani, a 80 e 100 km), se non per ruoli specifici come il low cost estremo stile Ryanair e le merci (come già in essere); perché non possono essere realizzate, su tali distanze, vere navette ferroviarie città-aeroporto (ed infatti non esistono in alcuna parte del mondo situazioni simili); perché non è pensabile che la Toscana possa essere servita da un solo scalo, peraltro lontano dal principale bacino d’utenza regionale ed a prevalente uso militare (non lo era negli anni ’60 e ‘70 del secolo scorso, lo è ancor meno oggi). Interi documenti nella procedura svolta sul masterplan rispiegano anche questi aspetti (per chi avesse avuto la compiacenza di leggerli).
E poi le solite storiche contraddizioni nell’evocare gli scali di Pisa e Bologna. Entrambi sono, per distanza dai centri città e dagli abitati, scali cittadini più “cittadini” di Firenze (Pisa) o quanto Firenze (Bologna), con tutti i loro carichi di impatti sul territorio e la popolazione sorvolata (peraltro entrambi scali “in città” ma a capacità intercontinentale): è curioso preoccuparsi per futuri eccessivi carichi sulla piana fiorentina e poi voler gravare le aree di Pisa e Bologna di altre decine di migliaia di voli e milioni di passeggeri dirottati là da Firenze. Milioni di passeggeri che peraltro poi dovrebbero spostasi verso l’area fiorentina generando enorme traffico aggiuntivo terrestre (viabilità), con le relative emissioni, o caricando i servizi ferroviari regionali. Riguardo poi il quadruplicamento della linea ferroviaria Firenze-Pisa, vien da chiedersi se chi ancora ripropone ciclicamente tale fantasia si sia mai reso conto di cosa significhi in termini di costi (miliardi di euro) e impatti ambientali per 80 km di binari, terrapieni, viadotti, gallerie, abitati da attraversare (probabilmente qualcuno da spostare) in mezza Toscana. Sarebbe questa la sostenibilità auspicata per impedire la costruzione di una mini-pista di 2,2 km? Inoltre anche gli scali di Pisa e Bologna coesistono nel territorio con aree a parco e siti naturali, anche a ridosso dei rispettivi sedimi: come può andare bene questa situazione là, per scali ben più grandi per dimensioni, tipologia di aerei e funzioni ed essere invece considerata tanto terrificante nel contesto della nostra piana?
– Infine una notizia evidentemente sfuggita: il sistema aeroportuale integrato in Toscana già esiste, con ruoli da sempre ben definiti tra i due scali ed oggi (da undici anni) anche sotto un’unico gestore. Ciò che manca ancora per completare il sistema sono infrastrutture aeroportuali efficienti per far funzionare entrambi gli scali che formano il sistema attuando i rispettivi masterplan: a Pisa si sta realizzando, a Firenze si deve attuare proprio con il masterplan che viene (da qualcuno) contestato. Aeroporti entrambi necessari alla regione perché nessuno dei due, per caratteristiche e/o dimensione e contesto potrebbe servire da solo la Toscana.
– Per chiudere, una nota sull’incidente al deposito ENI di Calenzano che viene ricordato anche in quest’appello “no aeroporto”: in tale occasione la situazione è stata riportata sotto controllo rapidamente evitando effetti ancora più tragici grazie all’intervento dei mezzi speciali antincendio in dotazione all’aeroporto “Vespucci”. Questo per dire che la presenza di uno scalo aereo attrezzato ed efficiente non è solo strategico per i collegamenti ed il sostegno all’economia e all’occupazione, ma ovunque rappresenta anche sotto vari aspetti un centro di servizi ed un presidio per il territorio in caso di necessità, come è già avvenuto più volte nella piana grazie allo scalo di Peretola (ed è appena riavvenuto due giorni fa con l’intervento dei mezzi speciali VF del “Vespucci” sull’incendio al deposito bus del viale XI Agosto).





