1/8/2020 – Nel panorama di dichiarazioni e iniziative politiche contro l’aeroporto dell’area fiorentina (sempre uguali, sempre senza senso) nella settimana che si chiude continuano a distinguersi la candidata del centro destra alla presidenza della Regione Susanna Ceccardi con la sua Lega e il Movimento 5 Stelle, oltre alle varie formazioni più a sinistra anch’essi persi (dagli anni ’70) nella loro lotta continua all’aeroporto di Firenze. Tutti sempre più distanti dalla realtà, volontà ed esigenze di cittadini e territori.

Riguardo la candidata Ceccardi, proseguono le dichiarazioni sballate con un’insistenza che lascia sgomenti, anche per la capacità di spaccare il centro destra, suscitando le nette prese di distanza di Forza Italia (che in questi giorni ha ribadito con forza il sostegno al masterplan e alla nuova pista) e di esponenti delle altre formazioni presenti nello schieramento e lo sconcerto del relativo elettorato. L’uscita delle scorse ore è una nota con la quale viene tentata una spiegazione della posizione assunta da Ceccardi (far ripartire da zero la questione aeroporto di Firenze), in realtà peggiorando la situazione proprio con le ragioni addotte, alle quali non si può non replicare di nuovo, anche se si devono ripetere sempre le stesse cose (che valgono comunque anche per tutti gli altri “contro” al masterplan e la pista da realizzare).

Viene affermato (ancora!) che “il progetto per la pista parallela dellʼaeroporto di Peretola è stato bocciato e ribocciato, da Tar e Consiglio di Stato, anche alla luce di osservazioni tecniche puntuali e assolutamente sostanziali”: non è vero! Per l’ennesima volta, le sentenze non toccano la validità del progetto in sé, approvato da tutti gli enti tecnici responsabili e competenti, ma alcuni passaggi procedurali (peraltro in modo più che discutibile). È sconcertante che si debba ancora fare questa puntualizzazione!

Viene fatto riferimento a “debolezze del progetto precedente che si sostanziavano in oltre 120 prescrizioni e nella contrarietà di Prato e di tutti i comuni della Piana fiorentina”: non è vero! Innanzi tutto le prescrizioni del decreto VIA non sono 120 (né 140 come afferma qualcun altro) ma 70: 62 del Ministero dell’Ambiente e della Regione Toscana, 8 del Ministero dei Beni Culturali. E delle 70 prescrizioni (che sicuramente potevano comunque essere meno), molte riguardano puntualizzazioni di cose già trattate e risolte nel progetto o già previste nelle soluzioni da attuare nel prosieguo del normale iter (come avviene per procedure su qualunque altro masterplan aeroportuale), altre sono indicazioni puramente formali sullo svolgimento della procedura, e comunque una ventina erano già state affrontate e ottemperate nel lavoro dell’Osservatorio Ambientale che ha preceduto la Conferenza dei Servizi. E, come detto tante volte, le prescrizioni non sono sinonimo di progetto sbagliato, ma accompagnano sempre le approvazioni ambientali, commisurate all’entità e importanza del progetto.

Quanto al riferimento all’opposizione dei comuni della piana per attestare un  progetto fatto male siamo alla vera comica, perché viene citato uno degli aspetti più assurdi della vicenda: Prato si oppone, ma non ne ha alcun motivo data la sua distanza dalla nuova pista e l’altezza dei sorvoli che interesseranno il margine sud del suo territorio; Sesto Fiorentino si oppone addirittura a un netto miglioramento della situazione ambientale, dato che con la nuova pista la cittadina non sarà più sorvolata da alcun aereo e in più con l’attuazione del masterplan vedrà realizzate vaste aree a parco; Campi Bisenzio si oppone paventando impatti e effetti che in realtà non sussistono, con modalità di sorvolo del proprio territorio diverse rispetto alla pista attuale ma senza alcuna situazione di criticità per abitati e cittadini paragonabile a quelle dei quartieri oggi sorvolati di Peretola, Quaracchi e Brozzi e inoltre anche Campi vedrà attuati interventi ambientali di ampliamento e migliorativi su aree naturali; Calenzano, Carmignano e Poggio a Caiano (gli altri tre comuni responsabili degli assurdi ricorsi al TAR) non c’entrano proprio nulla con impatti da voli e aeroporto, per posizione e/o distanza, quindi proprio non si sà per cosa si oppongano. Citare i comuni della piana per dipingere un progetto sbagliato denota esattamente la totale mancanza di conoscenza della vicenda e della situazione.

Viene affermato che “quando il Tar, nel 2019, decreta che il progetto sottoposto a VIA non individua compiutamente le opere da realizzare, o che non vengono risolti problemi enormi quali lo spostamento del Fosso Reale e lʼadattamento dellʼAutostrada A11, le osservazioni dei giudici impattano fortemente non solo sul piano procedimentale ma anche su quello sostanziale. Così come quando fanno presente che lo studio sul rischio di incidente aereo, nel masterplan bocciato, veniva rimandato alla progettazione esecutiva.” In realtà, quando si sostiene quanto citato, è proprio quando si producono le considerazioni più incomprensibili: le opere del masterplan sono tutte individuate, con la proposta iniziale e le messe  a punto attuate nel corso della procedura o previste nel proseguo dell’iter (come in qualunque masterplan aeroportuale italiano).

La soluzione del Fosso Reale sta nel progetto fin dall’inizio, con varie proposte iniziali fino alla soluzione definita nel corso della procedura, approvata da tutti gli enti tecnici competenti, così come la questione dell’adattamento dell’autostrada A11, che non è più necessario in base, anche in questo caso, alla soluzione definita nel corso della procedura e approvata dagli enti tecnici competenti. Lo studio sul rischio incidente aereo è stato prodotto ed è agli atti, condotto da quattro istituti universitari italiani, e presentato anche pubblicamente in un incontro al Palaffari di Firenze nel maggio 2018. Ancora una volta si deve ribadire come queste considerazioni possano essere usate solo non conoscendo progetti, studi, procedure che sono state svolte in quattro anni di iter, fino alla conclusione in Conferenza dei Servizi.

È vero, purtroppo, che probabilmente a questo punto sarà necessario rimescolare qualche studio nella tempistica della procedura, come in un inutile gioco delle tre carte o dell’oca caro agli azzeccagarbugli che annientano il nostro paese, ma davvero in questa vicenda non esiste un ambito che non sia stato abbondantemente studiato e valutato, non c’è nulla che non sia stato considerato nel masterplan approvato e autorizzato da tre ministeri e decine di soggetti tecnici, toscani e romani. E voler ripartire da zero, come propone Ceccardi (ma non solo) è proprio la cosa peggiore che si possa voler fare, anche peggio di chi almeno ha il coraggio di dire no apertamente. Perché ripartire da zero è assolutamente inutile (vista la validità di quanto progettato) e perché significa rimandare sine die la soluzione della questione congelando la situazione attuale dello scalo (altro che attenzione per i sorvolati di Peretola, Quaracchi e Brozzi).

L’altra perla di follia di queste ore è l’ennesima attestazione della patologica ossessione del Movimento 5 Stelle toscano contro l’aeroporto dell’area fiorentina, con un nuovo atto senza senso promosso contro Firenze, l’area metropolitana fiorentina e la Toscana (contro i suoi cittadini, imprenditori, lavoratori ecc. ecc): la notizia degli emendamenti al Decreto Semplificazioni del Governo presentati per impedire che le possibili semplificazioni che dovrebbero agevolare la realizzazione di opere e infrastrutture in Italia possano interessare anche il progetto per lo scalo fiorentino, cercando di nuovo un’interpretazione normativa “ad hoc” che colpisca chirurgicamente l’aeroporto di Firenze. Iniziativa parlamentare, a dir la verità, che nelle scorse settimane era stata preannunciata anche da esponenti della sinistra “più a sinistra”, anch’essi sempre persi nella loro battaglia contro Firenze e la Toscana.

Ogni commento su tale atto è ovviamente superfluo, ma sarà interessante vederne l’esito: se gli emendamenti saranno davvero considerati in Parlamento e nel Governo e come saranno accolti (votati) dalle forze politiche, di governo e non. Anche questi emendamenti saranno una cartina di tornasole valida per indirizzare il voto regionale, vedendo chi dovesse avere il coraggio di avallare e condividere roba simile, a sinistra o a destra.

14/7/2020 – La nostra Associazione, come riportato nello statuto, è sempre stata apolitica, quindi ci siamo sempre astenuti da consigli politici, limitandoci a commentare le assurdità sulla questione aeroportuale che via via venivano espresse da esponenti vari, di qualunque schieramento fossero. Perché sostenere l’aeroporto, al di là dell’orientamento politico che ognuno può avere personalmente, deve essere un tema trasversale su cui tutti dovrebbero concordare oltre gli schieramenti (così è al di fuori della Toscana, più o meno ovunque, come evidenziamo spesso anche su questo blog raccontando i tanti progetti aeroportuali che altrove si fanno).

Questa volta però dobbiamo fare un’eccezione di fronte alla reiterazione delle affermazioni contro l’aeroporto dell’area fiorentina della candidata per il centro-destra alla presidenza della Regione Toscana, l’esponente della Lega Susanna Ceccardi (Cascina, Pisa). Posizioni che sono state ripetute innumerevoli volte negli ultimi anni, ma adesso sono ribadite da candidata ufficiale, anche nei primi  confronti (come quello di ieri nella sede del quotidiano La Nazione) ed assumono toni ancor più gravi e incomprensibili: gravi per i contenuti (ci torniamo più avanti), incomprensibili per un candidato che dovrebbe costruire consenso e raccogliere voti e che invece con tale atteggiamento si gioca gran parte delle possibilità di vittoria per la parte politica rappresentata inimicandosi parte della Toscana e l’area del capoluogo regionale.

La Ceccardi ripete che non ha competenze tecniche e parla da politica, ma da politica lancia giudizi senza alcun senso sulla validità progettuale del masterplan e della nuova pista di Firenze che sono questioni assolutamente tecniche. Non sappiamo chi abbia consigliato così male la Ceccardi e perché continui a farlo. Perché in quel che viene espresso non c’è la minima idea della vicenda aeroportuale toscana, della sua storia, del quadro e dei progetti odierni, del favore e dell’attesa per la soluzione della questione aeroportuale con la costruzione della nuova pista che si respira a Firenze e nella Toscana centrale (altrimenti non uscirebbero queste posizioni).

Pare davvero strano che per assecondare e ingraziarsi chi (pochi) si riconosce nei “comitati del no” e in sei sindaci della piana fiorentina e pratese anti-aeroporto (sui 69 dell’area Firenze-Prato-Pistoia), sindaci che peraltro non rappresentano per nulla il pensiero della maggioranza dei propri cittadini, la Ceccardi si presenti in questa parte di regione mettendosi contro la stragrande maggioranza delle persone (favorevoli all’aeroporto, come hanno sempre testimoniato i sondaggi sul tema, anche nei comuni della piana e a Prato) e sostanzialmente tutte le forze economiche, le associazioni di categoria e i sindacati che vedono ovviamente nello sviluppo dell’aeroporto un’irrinunciabile occasione di crescita e lavoro, oltre che un risanamento della situazione ambientale.

E tutto questo in base ad affermazioni spesso completamente infondate sulla questione aeroportuale toscana e, per quanto riguarda il masterplan del “Vespucci”, del tutto contrarie a quanto stabilito e certificato dagli enti tecnici preposti a valutare i progetti aeroportuali. Scusandoci quindi con chi legge queste cose da decenni (e facendo una gran fatica a scriverle di nuovo) ribadiamo alcuni aspetti, dedicati alla candidata Ceccardi.

– La nuova pista dell’aeroporto di Firenze serve per creare il vero sistema aeroportuale toscano basato su due aeroporti, Firenze e Pisa, che solo insieme e con strutture funzionali potranno servire adeguatamente la Toscana (nessuno dei due scali potrebbe bastare da solo, per limiti di crescita e/o problemi di localizzazione e status che hanno e manterranno) e solo insieme potranno contrastare perdite di turisti, affari e preziosi posti di lavoro verso altre regioni e in particolare verso Bologna il cui aeroporto, per ruolo centrale e caratteristiche, è e resterà più attrattivo per l’area fiorentina rispetto a quello di Pisa. Anche in Toscana non si crea un sistema aeroportuale se non si creano le infrastrutture aeroportuali che devono comporlo (è una banalità, ma qualcuno fa ancora finta di non capirlo).

– La soluzione aeroporto di Pisa per l’area fiorentina non è mai esistita (nel senso che non è mai stata una soluzione) e non esiste oggi: non esiste al mondo una città che abbia l’aeroporto di riferimento ad una distanza paragonabile agli 80 km tra Firenze e Pisa: la media italiana è di circa 10 km, quella europea 17 km e quella mondiale 22 km. E su distanze di 80 km non è neppure ipotizzabile una connessione ferroviaria con le caratteristiche della navetta città-aeroporto.

– L’atavica idea di una nuova ferrovia veloce tra Pisa e Firenze è pura follia: è follia per gli altissimi costi (miliardi di euro) e per l’altissimo impatto ambientale (dovendo intervenire pesantemente su tutto il territorio per 80 km tra le due città), rispetto all’intervento infinitamente più contenuto e meno impattante necessario per dotare il “Vespucci” di una nuova pista; è follia perché nessun intervento sulla ferrovia Firenze-Pisa risolverebbe il problema aeroportuale vero e storico della Toscana, che sta nella carenza di capacità delle infrastrutture aeroportuali, di piste, piazzali e terminal (per volare, anche in Toscana, servono prima di tutto aeroporti e aerei, non treni: altra banalità che qualcuno fa finta di non capire). Non per nulla qualunque altra importante regione (ma spesso anche quelle minori per ruolo e attrattiva) ha sistemi di due, tre o quattro aeroporti e continua a potenziarli tutti.

– Se vengono trovate ancora risorse per interventi migliorativi della linea ferroviaria tra Firenze e Pisa che si facciano, al di là delle esigenze aeroportuali (ricordando comunque che tale ferrovia è la tratta regionale su cui più è stato investito nella storia della Toscana dagli anni ‘80 del secolo scorso con centinaia di miliardi di vecchie lire e s’investe tutt’oggi per gli aggiustamenti possibili), ma ciò non ha proprio nulla a che vedere con le esigenze aeroportuali dell’area fiorentina e con la necessità di fare la nuova pista per il “Vespucci” di Firenze.

– La nuova pista di Firenze – ricordiamo alla candidata Ceccardi anche questo – non serve “solo” a far funzionare più seriamente lo scalo eliminando le penalizzazioni di quella attuale (disservizi, dirottamenti, inutile impatto ambientale aggiuntivo, ecc.), ma serve anche o soprattutto a levare i voli a bassa quota e più impattanti dalle teste dei cittadini di interi quartieri fiorentini (Peretola, Brozzi, Quaracchi) e di Sesto Fiorentino, spostandoli su aree libere e poi scarsamente abitate della piana. Voli che ovviamente senza nuova pista continueranno per sempre a passare bassi su abitati e cittadini. A meno che Ceccardi non intenda completare il suo programma anti-aereo per Firenze sostenendo la soppressione anche della pista esistente, esattamente come sognano i comitati anti-aeroporto della piana e di Pisa e vari residuati politici del secolo scorso ancora in giro.

– Infine (finendo qui considerazioni che potrebbero proseguire a lungo), per l’ennesima volta, qualcuno dovrebbe spiegare anche alla candidata Ceccardi che le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato non inficiano minimamente i progetti del masterplan dell’aeroporto di Firenze e la relativa nuova pista (che restano assolutamente validi e corretti), ma hanno contestato questioni burocratiche e di forma su alcuni passaggi della Valutazione di Impatto Ambientale che, per altro, sono stati sempre adottati in tutti gli altri masterplan e VIA nazionali senza che nessuno mai obiettasse alcunché.

Ribaditi questi dati di fatto, sui quali speriamo che la candidata Ceccardi e il centro-destra vogliano riflettere, come detto all’inizio, questa volta deroghiamo dalla regola di non occuparci di consigli politici. Ceccardi accusa la sinistra (o centro-sinistra) che guida da tanti anni la Toscana di non aver mai risolto la questione aeroporto: è vero, altrimenti oggi non saremmo ancora ad aspettare una pista adeguata per lo scalo dell’area fiorentina. E tuttora nella sinistra (e centro-sinistra) permangono spezzoni di partiti e relativi esponenti territoriali fermi su assurde posizioni campanilistiche e anti-aeroporto (anche nel PD, oggi in concreto maggiore responsabile dello stallo in cui si trova di nuovo la questione per effetto degli assurdi ricorsi al TAR promossi da alcuni sindaci). Ma è davvero bizzarro (se non fosse grave sarebbe anche divertente…) vedere un candidato del centro-destra nel 2020 prendere il testimone delle stesse posizioni anti-aeroporto di Firenze del Partito Comunista toscano degli anni’70 e dei suoi reduci e nostalgici ancora presenti in regione.

Quindi, come abbiamo sempre condannato tanti anni di errori nella gestione della questione aeroportuale toscana (e riconosciuto le correzioni di rotta quando ci sono state), adesso non si può che ribadire l’invito ad evitare nelle urne di settembre chiunque oggi non sostenga chiaramente l’attuazione del masterplan e della nuova pista di Firenze. La candidata Ceccardi si è espressa chiaramente per il “no” andando completamente “fuori pista”, quindi non è in alcun modo votabile da chi vuole la soluzione della questione aeroportuale e tiene al futuro della Toscana.

Tagged with:  

Ministri, sindacalisti e turisti…

On 12 Ottobre 2018, in Aeroporto Firenze, by admin

12/10/2018 – Tra le varie assurdità contro l’aeroporto di Firenze e il sistema aeroportuale toscano ascoltate nella settimana che si chiude, tra ministri (questa volta Agricoltura e Turismo), sindacalisti (CGIL toscana) e politici piroettanti (Lega “alla toscana”), c’è un aspetto che questa volta merita più considerazione per il grado di insensatezza e contraddittorietà: il “no” all’aeroporto dell’area fiorentina nascosto dietro l’alibi della preoccupazione per l’incremento della pressione turistica “di massa” su Firenze. Una questione che è reale, ben nota e studiata (per Firenze come per Venezia e tante altre città più grandi o più piccole). Ma voler connettere tale problematica ai progetti previsti per il “Vespucci” testimonia, al solito, totale mancanza di conoscenza della realtà e dei temi di cui si parla. Per precisare qualche punto:

  1. Come ribadito infinite volte e scritto in qualunque documento, toscano e romano, il traffico di riferimento del “Vespucci” di Firenze, per caratteristiche di voli e vettori prevalenti, è e resterà incentrato sopratutto su spostamenti per ragioni di lavoro, a sostegno del sistema produttivo e quindi occupazionale dell’area metropolitana e della Toscana centrale (ma con effetti sulla competitività di tutta la regione); per spostamenti legati a fiere, congressi, mostre, eventi culturali, ricerca, studio, ecc. e, quindi, in ottica di turismo, sul segmento unanimemente riconosciuto come quello da incentivare e sviluppare per le ricadute positive indotte su città e territorio. Ciò in un sistema toscano ben delineato, che vedrà rimanere al “Galilei” di Pisa la principale porta di accesso per il flusso di traffico aereo più turistico e “di massa” della regione, incentivato dai voli low cost (che in una logica di sistema potrà essere ancora supportato su Pisa proprio se Firenze si rafforza nel suo traffico di riferimento).
  2. Se l’approccio alla questione aeroportuale toscana dovesse davvero essere basata sul contenimento del turismo di massa o “mordi e fuggi” verso Firenze, gli obiettivi su cui intervenire dovrebbero essere ben altri aeroporti (oltre che altre modalità di trasporto) e non certo il “Vespucci” di Firenze (per le ragioni ricordate al punto precedente). Paradossalmente, dovrebbero essere “attenzionati” proprio i due scali di Pisa e Bologna che invece vengono evocati come soluzione di ogni problema: entrambi aeroporti di riferimento del low cost estremo (basi Ryanair), incentivato con varie forme di accordi e co-marketing, che per sua natura genera in buona parte nuovo traffico aereo, non strettamente legato alle esigenze dei territori serviti, invogliando a viaggiare chi non lo faceva, spingendo all’uso del mezzo aereo chi utilizzava altri sistemi di trasporto e creando nuovi flussi turistici a basso costo verso la Toscana da ogni destinazione attivata. Quindi, oggi e in futuro, la quota di turismo “di massa” che va e viene dall’area fiorentina per via aerea passa proprio principalmente da Pisa e Bologna e così continuerà ad essere, che ci sia o non ci sia la nuova pista del “Vespucci”. Ossia, sempre andando per paradossi, chi volesse frenare questi flussi “a basso costo” verso Firenze dovrebbe impedire (come?) ai passeggeri low cost di raggiungere Firenze dagli aeroporti di Pisa e Bologna (e non preoccuparsi del masterplan del “Vespucci).
  3. Proprio il fatto di avere da una parte Pisa e dall’altra Bologna, due aeroporti basi del low cost estremo (Pisa per necessità, Bologna per scelta), rende ancora più evidente il ruolo diverso che ha e manterrà il “Vespucci” di Firenze, cui continueranno a rivolgersi prevalentemente i vettori cosiddetti tradizionali (e relative tipologie di passeggeri): i vettori che già ci sono, che potranno finalmente operare senza le penalizzazioni inaccettabili attuali e con capacità più adeguate alla domanda reale generata dal nostro territorio (oggi inevasa) e quelli che da sempre vorrebbero servire l’area fiorentina e la Toscana centrale (o la Toscana di per sé) ma finora non hanno potuto farlo per mancanza dello scalo adeguato nel posto necessario.
  4. La preoccupazione che con la nuova pista si “stappi” il “Vespucci”, ossia si tolga la barriera fisica (pista corta e inadeguata) che ha impedito finora l’arrivo a Firenze di vettori come Ryanair non ha senso, perché al “Vespucci” non ci sarà spazio per una base come quella presente a Pisa: potrà anche essere messo qualche volo, se il vettore troverà slot (fasce orarie) disponibili e accetterà le condizioni per operare sul “Vespucci”. Ma a Firenze Ryanair non avrà lo spazio fisico per basare tanti aerei come già ci sono a Pisa né, soprattutto, avrà mai il “supporto” (incentivo) per insediarsi in forze, per il semplice fatto che a Firenze, per avere vettori e destinazioni, non c’è bisogno di dare incentivi per alimentare il low cost e cercare con questi mezzi i passeggeri: lo scalo, qualunque assetto abbia, si saturerà naturalmente con il proprio prevalente traffico di riferimento, costituito da vettori tradizionali che vogliono servire l’area fiorentina e relativa prevalente tipologia di passeggeri (e dai voli di aviazione generale che hanno bisogno di raggiungere direttamente il nostro territorio e sono ancor più legati alla scelta di Firenze e dell’area servita dal “Vespucci” come location per eventi di ogni tipo e settore che alimentano turismo che crea ricchezza e ricadute generali positive).
  5. Se la linea del Governo o di qualche ministro fosse quella di “proteggere” le città storico-artistiche più pressate dal turismo a grandi numeri, che consuma più che arricchire i territori, contenendo il traffico aereo nei rispettivi aeroporti, oltre che rivolgere le preoccupazioni in chiave toscana a Pisa più che a Firenze, dovrebbe essere rivolta principale attenzione ad altre realtà italiane ben più “colpite”. Ad esempio al Veneto, dove ci sono tre aeroporti (tutti con piste superiori a 2.400 metri): due “secondari” (Treviso e Verona) che già fanno tre milioni di passeggeri l’anno e il “Marco Polo” di Venezia, ossia lo scalo della città più delicata del mondo e turisticamente più stressata, posto a 6 km da piazza San Marco, che nel 2017 di passeggeri ne ha fatti 10,2 milioni ed ha piani di sviluppo ben oltre tale soglia con investimenti, anche pubblici, che superano il miliardo di euro. Ma non risulta alcun appunto né preoccupazione sollevata verso la situazione veneta da alcun ministro o forza politica sicuramente molto più vicini a tale realtà rispetto a quella toscana, anche geograficamente (così come nessun appunto nè denuncia di “scali doppioni” emerge per nessun’altra regione dotata di due, tre o anche quattro scali importanti per dimensione di pista o traffico, dal nord al sud Italia, più o meno tutti con piani di sviluppo in corso o in iter).

Si potrebbe continuare a lungo nella disamina di contraddizioni, doppiopesismi e insensatezze delle posizioni riproposte in questa settimana in Toscana e a Roma contro lo scalo dell’area fiorentina (in attesa delle sparate della prossima settimana…). Ma chiudiamo qui, anche perché ovviamente nulla di quanto evidenziato interessa minimamente chi esprime o recita posizioni precostituite, improntate al più retrogrado campanilismo, alla disinformazione voluta o al peggior modo di fare politica, che stanno rimestando il caos in una questione aeroportuale che in teoria ma anche (quasi) in pratica sarebbe definita e chiusa dopo decenni di attesa, con l’attuazione dei due masterplan di Firenze e Pisa e il consolidamento dei due scali nei rispettivi ruoli.

 

Tagged with:  

Se anche la Lega dà i numeri…

On 2 Ottobre 2018, in Aeroporto Firenze, by admin

 

2/10/2018 – Nelle infinite repliche della farsa aeroportuale fiorentina e toscana mancava una parte recitata dalla Lega, finora mai coinvolta più di tanto nella vicenda, tra posizioni tendenzialmente favorevoli allo scalo dell’area fiorentina sempre espresse fin dalla sua comparsa dalle nostre parti nell’ambito del centro destra e posizioni critiche personali, localistiche e campanilistiche tra Pisa e la piana fiorentina come ci sono sempre state in ogni altra forza politica dall’estrema destra all’estrema sinistra.

Ora anche la Lega “toscana”, a quanto pare, con il suo documento contro il masterplan del “Vespucci” quasi in attuazione e contro la nuova pista di 2.400 metri (reso noto nei giorni scorsi dal Corriere Fiorentino), sceglie di salire sul palco da protagonista della farsa, scegliendo la parte peggiore: andando fuori pista, dando anch’essa letteralmente i numeri, sposando il peggio del peggio della questione e le bufale che hanno inquinato la vicenda da decenni e tutt’oggi proprie dei soliti ambienti anti-aeroporto, dalla piana fiorentina al pisano (soluzioni ferroviarie inesistenti, scali lontani improponibili, tagli di piste “politici”). In sostanza, mettendosi anch’essa contro gli interessi dei cittadini (in tutte le loro vesti), del sistema imprenditoriale, del turismo, della cultura, dell’occupazione dell’area metropolitana e della Toscana centrale (ma di fatto dell’intera regione).

Una posizione che significa anche partecipare alla riesumazione dei peggiori errori di politica infrastrutturale fatti in Toscana dagli anni ’70 del secolo scorso (un po’ per colpire Firenze, un po’ per favorire Bologna), sposando ideologie e propositi in tema aeroportuale che sono stati del PCI toscano e poi, per tanti anni, di gran parte delle espressioni politiche che ne sono scaturite (e se non fosse di per sé grave per la posta in gioco, una Lega che nel 2018 fa il PCI anni ’70 è un aspetto quasi divertente per la sua singolarità).

Commentando nei mesi scorsi le prese di posizione imbarazzanti e inascoltabili sulla questione aeroportuale fiorentina e toscana fatte fare al ministro delle Infrastrutture Toninelli con i copioni scritti dai pentastellati toscani, si auspicava che proprio la componente leghista dell’attuale compagine di Governo potesse correggere il tiro e salvaguardare buon senso e responsabilità istituzionale dalle derive anti-opere di “comitati contro”, estremismi e spinte varie. Si auspicava perché così stava accadendo (e accade) sostanzialmente in tutte le altre regioni dove, proprio conoscendo gli “umori” del Movimento 5 Stelle sulle infrastrutture, la componente Lega fin da subito si è mossa per chiarire la necessità dei progetti previsti, ovviamente ritenuti strategici e indispensabili per i propri territori.

La Lega toscana invece pare aver scelto una strada totalmente diversa da ogni altra realtà italiana e dalla sua natura e storia, per intralciare l’opera infrastrutturale toscana più importante, più necessaria e più giustificata (per la carenza di capacità rispetto alla domanda, esistente e prevista e per i benefici ambientali sui cittadini); sceglie di ignorare tutto quello che è accaduto finora, storicamente e negli ultimi anni (studi, valutazioni, progetti, iter, approvazioni, ecc.); sceglie di ignorare la realtà storica e attuale: perché serve la pista progettata al “Vespucci”, perché non ha alcun significato il proposito di “sola messa in sicurezza dell’attuale pista”, perché è improponibile la “soluzione ferroviaria” di Pisa. Sceglie anch’essa, in Toscana, di ignorare ogni validazione tecnica degli enti e soggetti responsabili dell’aviazione italiana, su cui si è ovviamente fondato il masterplan del “Vespucci” in iter, per far riscrivere la politica aeroportuale regionale (e il Piano Nazionale Aeroporti) dal palazzo comunale di Cascina o da altri personaggi che ignorano totalmente i termini della questione. Il che, nel suo surrealismo, fa pari con la volontà pentastellata di far dettare la linea ministeriale sull’aeroporto di Firenze e le regole dell’aviazione mondiale da circoli di “comitati contro” o di partito della piana fiorentina e anche con quanto già visto in anni passati, col consiglio comunale di Pisa impegnato a dettare le misure dell’eventuale nuova pista di Firenze (non oltre 2.000 metri, per mantenere un adeguato grado di inefficienza e limitazione per lo scalo dell’area fiorentina, se proprio non si riesce a impedirne del tutto la realizzazione).

Se quindi le posizioni anti-aeree portate al governo dal Movimento 5 Stelle toscano erano scontate per coerenza con quanto (di assurdo) sempre espresso contro lo scalo dell’area fiorentina, quelle della Lega, al di là di singole posizioni localistiche e campanilistiche già note, appaiono del tutto singolari e uniche (per la linea nazionale sul tema infrastrutture). Ovviamente le ragioni stanno in giochi politici variamente interpretabili, per posizionamenti di schieramento o spinte di altri ambiti territoriali, come d’altra parte è sempre stato, con diversi “cast” ma stessi copioni, in mezzo secolo di vicenda aeroportuale fiorentina e toscana (e “appenninica”). E ognuno può dare la propria interpretazione politica di questa nuova posizione, alimentata anche da nuovo fuoco amico e apparentemente autolesionistica in vista (tra pochi mesi) delle elezioni comunali.

Non ci compete qui esprimere posizioni politiche, guardando alla questione solo dal punto di vista tecnico (aeronautico, ambientale, urbanistico), del buon senso, dell’interesse pubblico generale e degli atti ufficiali. Ma certamente non si può fare a meno di evidenziare le bestialità che ciclicamente irrompono nella questione, chiunque le esprima in Toscana o a Roma. Perché tutti i dati tecnici, gli atti ufficiali, il buon senso e l’interesse pubblico dicono, a chi si prende la briga di informarsi (correttamente) prima di stilare documenti, parlare o cliccare su una tastiera, quanto sia giusto e necessario il masterplan disegnato per il “Vespucci” e la piana (che al di là delle vecchie e nuove sparate di giornata sta proseguendo nel suo iter); giusta la nuova pista come progettata per lo scalo dell’area fiorentina (la prima vera pista funzionale); indispensabile il sistema toscano a due scali (Firenze e Pisa) per adeguare la capacità aeroportuale della nostra regione e recuperare per quanto oggi ancora possibile il ritardo da tutte le principali regioni italiane e europee.

In sostanza, la realtà delle cose (conoscendola) dice che il Governo non avrebbe da fare proprio nulla di nuovo per il sistema aeroportuale toscano se non lasciar completare pianificazioni, investimenti, procedure e progetti già ben avviati (dopo decenni di attesa), il che non dovrebbe essere poco per enti ministeriali e governativi che in tema infrastrutturale dovrebbero avere ben altre preoccupazioni e cose cui pensare piuttosto che reinventarsi problemi in Toscana.

Non sappiamo a cosa porterà e dove si spingerà questo nuovo atto della farsa, probabilmente (si spera) più mediatico che concreto. Aspettiamo magari che qualcuno venga nel capoluogo regionale a spiegare i propri propositi di virate su posizioni fuori dal mondo e fuori dal tempo. Di certo, qualunque ne sia l’ispirazione, oltre che generare altro inutile caos e spreco di tempo e risorse (per qualunque effetto dovesse provocare sulle procedure in corso), la giravolta annunciata manda in scena un nuovo esempio del più vecchio e peggior modo di far politica a spese di cittadini, imprese e territori.