29/5/2020 – Nessun ripensamento sul nuovo masterplan e sulla nuova pista del “Vespucci” è riconducibile alla notizia uscita oggi su La Nazione sull’interruzione da parte di ENAC di un’altra procedura che era in corso presso il Ministero dell’Ambiente. La procedura interrotta era infatti una procedura di “Verifica di assoggettabilità a VIA” (altra cosa rispetto alla procedura VIA) avviata lo scorso ottobre su alcuni interventi riguardanti esclusivamente adeguamenti del terminal esistente, senza alcuna relazione con il nuovo masterplan (neanche con il nuovo terminal previsto in esso) e men che meno con la nuova pista.

Tali interventi erano stati programmati per far fronte temporaneamente alle immediate esigenze di riorganizzare, riconfigurare e per quanto possibile ampliare leggermente spazi e funzioni dell’attuale aerostazione per la gestione degli attuali livelli di traffico e in attesa della realizzazione del nuovo terminal previsto nel nuovo msterplan (che ha tempi incerti e più lunghi per le assurde vicende che ne hanno stoppato l’iter). Nel complesso, tra porzioni nuove e strutture che sarebbero state eliminate, era previsto un incremento della superficie coperta di 57,44 mq.

Lo stop al traffico aereo conseguente all’emergenza sanitaria e il lasso di tempo che sarà necessario per tornare ai livelli di traffico che erano stati raggiunti hanno evidentemente fatto venir meno l’esigenza e l’opportunità dell’intervento temporaneo che era stato pensato sul terminal esistente, potendo reinquadrare il tutto nelle opere del nuovo masterplan.

Piuttosto che altro caos da sparate giornalistiche fuorvianti (troppo spesso portate in giro da qualunque cosa venga detto) e da strumentalizzazioni e distorsioni alimentate purtroppo anche da soggetti istituzionali (consiglieri regionali, in questo caso), oltre che dai soliti assurdi comitati contro, in questa vicenda c’è “solo” bisogno di sapere al più presto dagli enti competenti come riprenderà il percorso del nuovo masterplan, con la nuova pista 12/30 e tutte le altre opere ricomprese per lo scalo, il territorio, i cittadini e l’ambiente sulle quali non ci deve essere e non ci può essere nessun ripensamento.

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Pubblicato “Aeroporto” n° 91

On 11 Aprile 2020, in Aeroporto Firenze, by admin

11/4/2020 – È uscito il nuovo numero del notiziario “Aeroporto”, trimestrale informativo dell’Associazione Valentino Giannotti per lo Sviluppo dell’Aeroporto di Firenze (Aprile-Giugno 2020).

“Aeroporto” n° 91 è un numero speciale di 24 pagine interamente dedicato all’elencazione di oltre 2.000 documenti prodotti nell’ambito della procedura svolta sul masterplan 2014-2029 dell’aeroporto di Firenze dall’inizio della VIA (marzo 2015) al decreto di conclusione della Conferenza dei Servizi (aprile 2019). Documenti inerenti ogni aspetto tecnico, funzionale, operativo, ambientale, urbanistico affrontato, valutato e risolto nelle fasi di studio e progettazione della nuova pista e di tutte le opere infrastrutturali, ambientali e territoriali connesse ricomprese nel masterplan, sui quali si era basata l’approvazione finale ottenuta a chiusura di tutto l’iter da parte di tutti gli enti responsabili e competenti.

Proponiamo l’infinito elenco ovviamente non tanto per una sua lettura dettagliata (non vogliamo farvi del male) ma per dare una panoramica su quanto era stato fatto con enormi impegni di tempo, risorse e competenze e che non può essere cancellato né dimenticato. Una panoramica dedicata soprattutto a coloro che ancora oggi alimentano la propria battaglia contro il masterplan e l’aeroporto  inventandosi mancanze o carenze di studi e progetti,  che dovrebbero essere invece tutti ben conosciuti (anche nei contenuti) da chiunque in questi anni si sia pronunciato sulla vicenda, a cominciare dai soggetti istituzionali.

Nel commento introduttivo, partendo dalla sentenza del Consiglio di Stato che lo scorso febbraio ha chiuso la vicenda giudiziaria scatenata contro lo scalo dell’area fiorentina confermando un inconcepibile blocco del masterplan, si evidenzia la necessità di ripartire davvero nel percorso verso la nuova pista. Una ripartenza che dovrebbe essere perseguita agganciando la vicenda fiorentina al piano di rilancio del paese che sarà attuato tramite lo sblocco delle infrastrutture, senza più riproporre qui zavorre e fardelli procedurali “alla fiorentina” che fin dall’inizio hanno gravato proprio sul percorso del masterplan del “Vespucci”.

Un rilancio che dovrebbe ripartire quindi (volendo) da tutto quanto è stato già fatto e che resta valido (studi, progetti, valutazioni) su un progetto come la nuova pista che di per sé nessuna sentenza ha messo in discussione nella sua validità, necessità, fattibilità e sostenibilità e che, anche adesso, non ha proprio bisogno di alcuna revisione né ripensamento.

 “Aeroporto” n° 91 è scaricabile direttamente cliccando qui oppure dall’apposita sezione del sito dove sono disponibili anche tutti gli arretrati.

4/4/2020 – La notizia di questi giorni dell’avvio da parte della Regione Toscana dell’iter per rifare la parte della variante al PIT del 2014 relativa all’aeroporto (la parte fermata dal TAR nel 2016) ha ridestato inevitabilmente gran parte dei soliti incommentabili “soggetti contro”, dal sindaco di Sesto Fiorentino a esponenti a sinistra del centro-sinistra, dai 5 Stelle agli oppositori territoriali e campanilistici del PD, agli immancabili comitati della piana e di Pisa, che ritenevano (solo loro) che fosse stata messa una pietra sopra ad un progetto di nuova pista che nella sua validità nessuna sentenza ha mai messo in discussione (né TAR 2016 e 2018, né Consiglio di Stato 2020), come è stato ripetuto infinite volte. Una reazione che ovviamente non sorprende, vista l’ossessione che hanno per qualunque cosa riguardi lo scalo dell’area fiorentina e che non meriterebbe considerazione, ma alcune espressioni di sconcerto esternate risultano davvero sconcertanti.

Sconcerta lo sconcerto di chi si sconcerta per la ripresa di un iter del masterplan, dato che la stessa sentenza del Consiglio di Stato, al di là di tutta la sua narrativa, si concludeva indicando la necessità di rinnovare il procedimento. Quindi di cosa ci si sconcerta se ciò viene fatto? Certo, magari si può sconcertare chi, troppo impegnato a festeggiare le sentenze, poi si è dimenticato di leggerle.

Sconcerta lo sconcerto per il fatto che in Regione abbiano pensato a un tema come l’aeroporto nel momento che stiamo vivendo, dato che la macchina amministrativa regionale – giustamente – sta comunque andando avanti per come possibile su tante tematiche, al di là dell’impegno messo nel fronteggiare l’emergenza in corso (come dovrebbe sapere chi sta dentro le istituzioni). Quindi è assolutamente lecito far ripartire il percorso verso un progetto tanto strategico qual è l’aeroporto, inopinatamente fermato da assurdi giochi politico-burocratici.

Sconcerta lo sconcerto espresso per lo spreco di soldi e risorse che deriverebbe dal rifacimento delle procedure per il masterplan, quando proprio chi ora si scandalizza di ciò è tra i responsabili degli inutili sprechi di risorse e di tempo (di tutte le macchine amministrative coinvolte, in Toscana e a Roma) già consumati e che purtroppo ci saranno ancora a lungo per star dietro alla lotta continua imbastita per intralciare lo scalo fiorentino (tra ricorsi e procedure cervellotiche) e per rifare passaggi già fatti. Senza considerare lo spreco assurdo di soldi (anche pubblici) rappresentato dal lievitare dei costi delle opere provocato da chi lavora tanto per ostacolare iter e per il gusto di ritardare di anni le fasi realizzative.

Non sconcerta proprio, invece, la conferma del reale senso delle opposizioni all’aeroporto dell’area fiorentina che arriva dalle esternazioni di questi giorni quando si lanciano nuove grida di battaglia contro qualunque procedura venga rifatta. Ossia si conferma (per chi ne avesse ancora bisogno) come la lotta ai progetti del “Vespucci” resti una lotta a prescindere da qualunque procedura (comunque fatta) e da qualunque contenuto (di studi e progetti), in nome di battaglie ideologiche, campanilistiche, politiche e da orticelli vari. Quindi non c’è da meravigliarsi che vengano già annunciati nuovi ricorsi “contro” a prescindere da qualunque cosa venga riproposto.

Messi però da parte gli sconcerti, ci sono reali elementi di preoccupazione per l’atto riavviato dalla Regione. Se infatti il dover rifare parte delle procedure, per quanto assurdo, era ormai di fatto scontato, il documento approvato dalla Giunta regionale lo scorso 23 marzo (“Variante al Piano di indirizzo territoriale (PIT) per la qualificazione dell’aeroporto di Firenze – Informativa preliminare al Consiglio Regionale”) prefigura lo scenario post-sentenze peggiore, ossia una ripartenza sostanzialmente da zero (il ritorno alla casella di partenza del classico gioco dell’oca).

In sostanza si conferma un ritorno non a una fase della VIA sul masterplan o al suo inizio (2015), ma all’inizio delle procedure politico-urbanistiche regionali che l’avevano preceduta con la variante al PIT su parco e aeroporto (finite nel 2014) e ancor prima ai processi di partecipazione che si erano tenuti precedentemente (dal 2009-2010). Il tutto, va ribadito sempre, per rifare cose già abbondantemente fatte, su questioni sulle quali non ci può essere davvero più nulla da studiare e valutare, e per riaprire dibattiti già avvenuti fino allo sfinimento in anni di percorsi partecipativi, confronti pubblici, audizioni senza fine proprio su “parco e aeroporto” nella definizione della precedente variante al PIT.

E in questo scenario che al momento si prospetta, è prevedibile che per almeno altri due anni (2020-2021 se fossero rispettati i tempi indicati per ripercorrere il processo prospettato fino all’approvazione del nuovo pezzo di variante al PIT) saremo costretti a sopportare nuovamente disquisizioni sul se, come, quando, dove e perché l’area fiorentina possa mai avere bisogno di un aeroporto, condito magari (perché no?) da qualche richiesta di “nuovi” studi su diverse ipotesi di pista per il Vespucci o altre fantasie progettuali (!!).

Non sappiamo se ci fosse (possa esserci) un modo per risparmiarci una cosa del genere al punto in cui è stata riportata la vicenda, se sia proprio inevitabile il fardello procedurale politico-urbanistico “ante VIA” che l’iter del masterplan del “Vespucci” si porta dietro fin dall’inizio (come nessun altro masterplan aeroportuale italiano ha mai avuto). Sta di fatto però che in Toscana, per la questione aeroportuale, si prospetta un percorso esattamente contrario a quello che si sta preparando nel resto d’Italia, dove tutti concordano sulla necessità di atti e strumenti (anche speciali) che consentano l’azione di rilancio del paese con il rapido avvio delle infrastrutture utili e necessarie.

Tutto questo mentre intanto, altrove, proseguono comunque le attuazioni dei progetti aeroportuali previsti nei masterplan approvati prima e dopo quello del “Vespucci” (per ora, salvo Salerno, non attaccati da contestazioni “alla fiorentina”), mentre a Olbia hanno concluso in questi giorni l’allungamento della pista a 2.740 metri, a Foggia proseguono i lavori di allungamento a 2.000 metri della pista avviati lo scorso dicembre, a Pescara è tutto pronto per far partire l’allungamento della pista a 2.707 metri, ecc. ecc.

2/4/2020 – Rilanciamo di seguito l’editoriale che apre il numero di aprile di JP4 Mensile di Aeronautica, la principale rivista di aviazione italiana, in edicola in questi giorni, dedicato al “mostro” burocratico e normativo che nel nostro paese consente campo libero ad ogni tipo di azione di disturbo, da “guastatori”, imbastita per bloccare più o meno qualunque opera in nome di minoranze piccole piccole a danno del bene comune rappresentato dalla disponibilità e funzionalità di servizi pubblici e d’interesse generale quali sono infrastrutture adeguate e/o ambientalmente più compatibili.

Lo spunto per l’editoriale sono state le due vicende similari delle sentenze della giustizia amministrativa contro masterplan aeroportuali che hanno curiosamente accomunato le sorti degli scali di Firenze e Salerno e, con essi, dei sistemi aeroportuali di Toscana e Campania. Vicende maturate in terra toscana, da una mania ossessiva di contrastare l’aeroporto dell’area fiorentina che adesso – come abbiamo già avuto modo di evidenziare più volte anche su questo blog commentando le sentenze – può mettere a rischio tutti i progetti aeroportuali italiani se sottoposti a trattamenti similari a quello riservato a Firenze (come già avvenuto con il caso campano).

La questione è particolarmente d’attualità, perché l’azione di rilancio del paese con l’impulso alle opere infrastrutturali (sul modello del ponte di Genova) su cui sostanzialmente tutti concordano, adesso ancor più necessaria, ovviamente può essere perseguita solo se si disinnescano campi minati e agguati negli iter approvativi e realizzativi con procedure rapide, chiare e certe.

 

JP4 Mensile di Aeronautica – Editoriale n. aprile 2020

Quanto successo a Firenze e Salerno (vedi rubrica News), dove i masterplan aeroportuali sono stati bloccati da ricorsi ai tribunali amministrativi dopo che avevano ottenuto tutte le approvazioni necessarie degli enti locali e dei ministeri interessati a conclusione della procedura VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e della successiva Conferenza dei Servizi, confermano uno spaccato di un’Italia ingessata, incapace di realizzare le grandi opere, al palo ovunque per le lungaggini burocratiche italiche e per un sistema evidentemente “guasto” che consente a piccole minoranze, spesso a difesa di interessi assolutamente personali, di annullare anni e anni di lavoro spesi per mettere a punto i progetti e farli approvare.

Queste vicende devono allarmare tutto il settore aeroportuale italiano in quanto quello che è stato ottenuto dai contestatori dei relativi progetti può adesso essere replicato in ogni aeroporto italiano, mettendo a rischio tutte le procedure sui masterplan attuate o in corso. Questo perché, come detto, i due masterplan bloccati, tra l’altro di valenza strategica perché servono a costituire o completare due sistemi aeroportuali regionali previsti nel Piano Nazionale Aeroporti, avevano seguito il normale lungo iter burocratico che caratterizza tutti questi procedimenti. I casi di Firenze e Salerno, insomma, potranno adesso fare, come si dice, giurisprudenza e ogni “comitato contro”, ogni associazione ambientalista e ogni piccolo comune potrà ricorrere e bloccare le opere aeroportuali.

Ma se il TAR (per Salerno) e se TAR e Consiglio di Stato (per Firenze) hanno dato ragione ai “contro”, dirà qualcuno, forse i masterplan erano fatti male. All’osservazione rispondiamo con un’altra osservazione: ma vi sembra possibile che dei masterplan che hanno le approvazioni di tutti gli enti tecnici nazionali competenti, a cominciare da ENAC per passare, con la procedura di VIA, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dal Ministero per i Beni Culturali e che hanno ottenuto l’ok di decine di altri enti e soggetti nazionali, regionali e locali coinvolti nella stessa VIA e nella Conferenza dei Servizi, possano essere smontati così, per piccoli cavilli burocratici, dopo tanti anni di lavoro che ne hanno dimostrato la bontà e la correttezza?

La spiegazione c’è ed è ben chiara. Con la complessità, la farraginosità e la lunghezza delle procedure italiane, con la produzione di centinaia di documenti e migliaia di pagine di studi e approfondimenti, se un intero studio di avvocati si mette a spulciare gli atti pagina per pagina attaccandosi a qualche virgola fuori posto o sollevando interpretazioni di qualche comma normativo o passaggio procedurale, è evidente che qualcosa su cui far leva inevitabilmente si trova. E il risultato è che, se si applica questo modo di fare a tutti i progetti in corso in Italia (non solo aeroportuali) è facile fermare tutto, nonostante la validità e necessità degli stessi progetti che, tra l’altro, le sentenze non intaccano. Esattamente com’è per i masterplan sia di Firenze, sia di Salerno. Intanto lo studio di avvocati che ha assistito i “contro” sia a Firenze che a Salerno, lo Studio Legale Giovannelli & Associati di Prato, festeggia con fierezza le due “vittorie”.

Per Salerno facciamo notare che il progetto del sistema aeroportuale campano con l’unificazione della gestione di Capodichino e Pontecagnano e l’integrazione prevista tra i due scali con lo scopo, anche, di alleggerire la pressione ambientale sullo scalo partenopeo (questi sono gli obiettivi perseguiti dal masterplan salernitano), è stato bloccato dal ricorso di appena 13 persone. Dopo la sentenza del TAR ci sarà il ricorso al Consiglio di Stato, ma visto com’è andata per Firenze è difficile immaginare un esito diverso e comunque, intanto, saranno persi altro tempo e risorse, a danno di una regione e del paese.

A Firenze un’opposizione del tutto minoritaria rispetto alla volontà e al consenso generale, portata avanti da alcuni “comitati contro” e da sei dei 69 sindaci dell’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, per guerricciole e vendette politiche e territoriali e opposizioni ideologiche, ha di nuovo bloccato la dotazione di una pista adeguata per lo scalo dell’area fiorentina attesa da oltre mezzo secolo e la creazione di un sistema aeroportuale regionale tra Firenze e Pisa che aveva trovato il proprio assetto dopo decenni di discussioni e dopo la riunione dei due scali sotto un’unica gestione.

I promotori del potenziamento del “Vespucci” di Firenze, Toscana Aeroporti, il suo principale azionista Corporacion America, Regione Toscana, Comune di Firenze ed ENAC hanno già annunciato che non si arrendono e che andranno avanti col progetto rifacendo le procedure contestate, ma questo porterà via altro tempo, dai tre ai cinque anni di ulteriore burocrazia, si stima, se tutto l’iter sarà da rifare. Veementi anche le proteste delle associazioni di cittadini che vivono sotto le rotte aeree dell’attuale pista e che sostengono il progetto di quella nuova che sposterebbe tali rotte su zone disabitate, eliminando l’impatto su tutta una serie di quartieri di Firenze e su Sesto Fiorentino.

La lettura delle carte fiorentine fornisce un chiaro esempio del perché le opere (grandi e piccole) in Italia non si fanno o procedono con lentezza estenuante, penalizzando alla fine la competitività del nostro paese e facendo scappare gli investitori internazionali in nazioni più “ragionevoli”. Qualche esempio? Nella messa a punto del masterplan sono state predisposte opere compensative e collaterali di ogni genere, dalla creazione di parchi e aree boscate al risanamento idraulico di un’ampia porzione della piana fiorentina (attesa da decenni), dal potenziamento della rete di piste ciclabili alla creazione di nuove aree naturali di estensione tre volte superiori a quelle interessate dalla nuova pista, fino ai contributi per la costruzione di un nuovo ponte sull’Arno in un comune limitrofo.

Ma tra gli adempimenti messi in campo ce ne sono di “spettacolari”, come, citandone solo due come esempi, la sistemazione degli habitat dei chirotteri (i pipistrelli) nelle grotte della Calvana (sui monti a nord di Prato) o la realizzazione di speciali contenitori progettati per tutelare la microfauna dall’attacco di eventuali predatori in caso di caduta accidentale nelle buche che verranno fatte nei terreni per le verifiche della presenza di ordigni bellici. I promotori del masterplan hanno accettato senza fiatare tutte la richieste, alcune giuste (e comprese fin dall’inizio nello stesso progetto), alcune alquanto discutibili ma accolte per buon vicinato e per venire incontro alle esigenze del territorio, per poi sentirsi dire, in una delle contestazioni avallate da TAR e Consiglio di Stato, che siccome sono state poste tante prescrizioni, il progetto non doveva essere appprovato e quindi si deve ripartire con un nuovo iter.

Tornando ad una visione più generale, è evidente che non si può andare avanti così. L’Italia non potrà mai essere competitiva in questa situazione ed è inevitabile che altri paesi ci surclassino. C’è l’evidente bisogno di leggi e norme più chiare ed efficienti, che quando un progetto ha ottenuto tutte le autorizzazioni ed approvazioni necessarie dagli enti competenti permettano di procedere alla sua realizzazione senza che piccole minoranze possano fare ulteriori ricorsi contro l’interesse generale di città, territori, regioni e del paese. Anche perché negli iter sono già previsti consultazioni pubbliche e periodi per la presentazione di osservazioni da parte di chiunque le volesse fare. E, nel caso specifico degli aeroporti, occorrerebbe un intervento chiarificatore e rassicurante di ENAC e del Ministero dei Trasporti e un atto del Governo, non solo per far ripartire i masterplan di Firenze e Salerno, ma per salvare tutto il sistema aeroportuale italiano e la realizzabilità di ogni infrastruttura.

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17/3/2020. Riportiamo il testo del comunicato stampa che l’Associazione InPista! aveva elaborato nelle scorse settimane, dopo le esternazioni dell’esponente della Lega Susanna Ceccardi contro il masterplan dell’aeroporto di Firenze, la nuova pista e i suoi promotori e sostenitori nell’intervista su La Repubblica del 6 marzo. Comunicato di replica che è stato diffuso oggi, con considerazioni (condivisibili) che è utile evidenziare in una vicenda al momento congelata dagli eventi che stiamo vivendo, ma che resta tra le prime priorità per la ripartenza della Toscana e per chi la dovrà gestire.

 

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione InPista!: “L’aeroporto non diventi terreno di una stucchevole polemica politica. Ceccardi venga a cena con i sorvolati”

Questo comunicato era stato redatto in data 7 Marzo ma la voglia di pubblicarlo era svanita subito. Altri hanno preferito fare la propria meschina propaganda anche in tempi di Corona virus, noi ci abbiamo riflettuto sopra ed abbiamo preferito soprassedere. Ma poi leggiamo di una improvvida operazione di recupero di turisti italiani in Spagna che vede protagonista la Sig.ra Ceccardi. Di fronte a una esibizione così meschina oltrechè stupida, se ne sono andati tutti I freni inibitori ed allora vale la pena tornare sulle ultime dichiarazioni della nostra eroina che tanto ama far parlare di se.

Non è certo compito della nostra Associazione intervenire nel dibattito politico nè invitare a prendere posizione a favore di alcuna parte; è però nostro dovere far sentire la nostra voce quando un politico entra a gamba tesa ed in modo così sguaiato riguardo ad un tema come la nuova pista dell’aeroporto di Firenze che certo non si presta a toni e contenuti come quelli espressi dalla Sig.ra Susanna Ceccardi.

Era il 19 marzo 2019 quando, l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini finalmente dichiarava che “bisogna ingrandire l’aeroporto di Firenze”, togliendo le castagne dal fuoco di un incerto e contraddittorio dibattito in seno alla Lega fiorentina, divisa al suo interno ed, a sua volta, in disaccordo con il resto del partito ed i suoi esponenti della costa. E’ passato solo un anno e le seguenti affermazioni della Sig.ra Ceccardi sembrano riportare le lancette dell’orologio molto indietro:

“ I fiorentini non votano per l’aeroporto…”; i fiorentini hanno votato per ciò che i candidati hanno espresso nei rispettivi programmi elettorali e liste a favore della nuova pista erano presenti in entrambi gli schieramenti. Solo una lista chiarì tardivamente la propria posizione ed in modo ondivago, stretta fra il connubio a livello nazionale e le esigenze locali. Spiace dover fare un commento di natura politica che esula dai nostri compiti ma troviamo veramente fuori luogo e di cattivo gusto questa affermazione da parte della Sig.ra Ceccardi.

“ … Insistere sul Masterplan è follia…” L’adozione di un progetto non si basa su amene congetture ma su contenuti. La Sig.ra Ceccardi si faccia invitare a cena dai 2.000 sorvolati di Peretola e Brozzi e condivida con loro pane e kerosene come sono soliti fare da 15 anni. Chieda poi di essere ascoltata dai consigli di amministrazione dei brand del distretto del cuoio di Scandicci, delle aziende meccaniche e farmaceutiche della piana così come da tutte le piccole e medie aziende che contribuiscono a dare corpo ad uno dei distretti manufatturieri più produttivi del nostro paese; non vorrà farsi mancare anche i vertici di Firenze Fiera che le illustreranno quanto Firenze sia appetibile a livello internazionale in materia di fiere e congressi ; avranno piacere di dialogare con lei anche tutti i presidenti delle Associazioni di categoria e la quasi totalità dei vertici sindacali. Deve però portare numeri e dati che si confrontino con i fatturati e con le decine di migliaia di posti di lavoro che esprimono tutte queste realtà che chiedono a gran voce la nuova pista.

“ pochi disonesti lavorano per questa impostazione irrealizzabile” Sulla base di cosa disonesti? Non si possono lanciare accuse così generiche e bene ha fatto Toscana Aeroporti a chiamarla a spiegare queste sue affermazioni di fronte ad un giudice. L’irrealizzabilità della pista non la può certo stabilire lei con uno slogan offensivo e tendenzioso. La realizzabilità di una pista è fatta di contenuti e procedure e ciò che serve è un rinnovato e chiaro quadro amministrativo che aiuterà a scegliere un percorso certo e sicuro per la presentazione della nuova Via.

La nostra Associazione sostiene la nuova pista dell’aeroporto di Peretola ma mai ci sentirete osteggiare lo sviluppo di Pisa. Abbiamo ben chiaro che sono due realtà che si tengono insieme e l’una ha bisogno dell’altra. Ci sembra evidente che il nuovo aeroporto sarà anche l’espressione del bacino di utenza della Toscana centrale così come la rinnovata aerostazione di Pisa lo sarà per la costa, con una specifica vocazione per le compagnie aeree low cost.

Pensare di affrontare una questione eminentemente tecnica come un aeroporto con concetti del tipo prima Pisasignifica non capire che le sfide della modernità si affrontano facendo sistema e questo ci si aspetterebbe da un candidato alla presidenza di una Regione. Non certo messaggi divisivi ma contributi a trovare soluzioni che uniscono. La sola cosa da evitare è che, mentre si discute all’infinito e si attende che si affermi il concetto del prima qualcuno, non ci si rende conto che qualcun altro ad 80 km e 40 minuti da noi è già pronto a raccogliere questa sfida e farebbe un solo boccone di tutti i guelfi e ghibellini della nostra regione e delle loro anacronistiche dispute.

Pensare che sia il mitico collegamento ferroviario fra Firenze e Pisa a risolvere questo problema ci pare alquanto azzardato. Al di là delle complessità tecniche, servirebbero dai 3 agli 8 miliardi di euro per una linea ferroviaria di AC o addirittura per la vaneggiata AV. Stiamo parlando di cifre non comparabili con l’impegno di soli 150 milioni di finanziamenti previsti da parte dello stato a favore della nuova aerostazione e senza considerare che, nel frattempo, si è scatenato il ciclone Corona virus che tutto cambierà nelle disponibilità ed allocazioni dei fondi pubblici. Crediamo che un politico esperto e preparato come la Sig.ra Ceccardi saprà fornire i numeri ed i dati per capire come fare.

La questione aeroporto sarà sicuramente uno dei temi che caratterizzeranno il dibattito politico lungo il cammino verso le elezioni regionali; ci siamo rivolti alla Sig.ra Ceccardi ma ci sembra giusto estendere l’invito a tutti i candidati, chiedendo loro di affrontare un tema così tecnico senza volerne fare una stucchevole arma di contesa politica.

Per quanto riguarda la nostra Associazione, agli stendardi ghibellini della battaglia di Montecatini del 1315 così come alla rivincita di Cascina del 1364, preferiamo il plebiscito di annessione della Toscana al Regno d’Italia nel 1860.

Se non si fosse capito, preferiamo ciò che unisce a ciò che divide e pensiamo che questo debba essere il proposito fondamentale che deve animare chiunque sarà chiamato a presiedere la nostra Regione.

Associazione InPista!

(Giacomo Tesi)