Riflessioni aeroportuali…

On 12 luglio 2018, in Aeroporto Firenze, by admin

Nella sceneggiata politico-aeroportuale costantemente in atto sulla questione aeroportuale fiorentina e toscana, solitamente preferiamo non intervenire nella sequela di esternazioni che si susseguono ogni giorno tra Twitter, Facebook e battute varie (per riportare e commentare solo atti e documenti ufficiali), anche perché occorrerebbe non fare altro dalla mattina alla sera e perché le esternazioni (tante) sono sempre le solite, provenienti sempre dai soliti (pochi) ambiti “contro” e richiederebbero la ripetizione sempre delle solite argomentazioni. Facciamo questa volta un’eccezione per il post Facebook del presidente del Gruppo Regionale del Movimento 5 Stelle di ieri, prodotto per chiarire la posizione sulla questione aeroportuale fiorentina dopo un’intervista rilasciata al TGR toscano, apparsa ai puristi dell’anti-aeroporto di Firenze troppo poco contraria (qui sotto il testo del post).

Il post Facebook del presidente del Gruppo regionale del Movimento 5 Stelle

Lo commentiamo perché in dieci righe (ma nel video annesso i concetti sono espansi per una decina di minuti) contiene una sorta di sunto del coas informativo che regna ancora in chi si oppone (più o meno intensamente che sia) all’aeroporto dell’area fiorentina e perché con tale caos stanno martellando il nuovo ministro delle Infrastrutture, teoricamente per cambiare la posizione del Governo nazionale sulla vicenda. Quindi, cogliendo l’occasione per chiarire vari punti toccati e andando con ordine:

1.Il progetto in iterverso la fase realizzativa (il masterplan 2014-2029 con la nuova pista di 2.400 metri e tutto il resto) è esattamente un progetto che scaturisce dalla considerazione di tutti gli aspetti normativi, ambientali, di sicurezza dei voli e molto altro (studiati e valutati più che per qualunque altro progetto al mondo) e in quanto tale ha ottenuto le autorizzazioni tecniche e ambientali dei competenti enti nazionali e quindi è pienamente realizzabile. Ovviamente chi non conoscere i progetti, perché si rifiuta di conoscerli o va per sentito dire e per post da web, non può conoscerne la realizzabilità.

2.Il “vecchio progettodel 2003 (2000 metri + pista di rullaggio)”, per la parte relativa alla pista non si sa cosa sia perché non è mai esistito (chissà quale fonte informativa l’ha inventato). Il progetto di allora (masterplan 2000-2010, che concluse la procedura VIA positiva con prescrizioni nel 2003) non prevedeva, purtroppo, alcuna pista di 2.000 metri. Purtroppo perché in quella fase poter portare la pista esistente a 2.000 metri sarebbe stato importante (per migliorare un po’ l’operatività e ridurre per quanto possibile l’impatto sugli abitati a fondo pista innalzando la quota di sorvolo degli aerei). Ma quel masterplan era nato con il “niet” politico toscano della seconda metà degli anni ’90 a qualunque allungamento (nonostante il problema pista fosse il più rilevante, evidenziato nel masterplan dagli stessi progettisti) e con una pista che sarebbe dovuta rimanere incastrata nell’attuale sedime, tra canale e autostrada, proprio per impedirne allungamenti (per la pista erano previste solo delle risagomature delle testate negli spazi esistenti). Peraltro l’allungamento di cui si parlava (e sperava) fino a quegli anni era quello previsto nel piano di sviluppo ancora precedente, elaborato da Civilavia tra il 1989-1990 (e approvato allora da Palazzo Vecchio), che avrebbe portato comunque la pista, per questioni di spazi, a soli 1.800 metri (non 2.000). Allungamento che fu faticosamente attuato in parte nel 1996 (grazie al vertice UE che si tenne a Firenze), con l’imposizione del taglio di pista politico a 1.650 metri (nella vecchia logica di limitare gli effetti positivi di un intervento sullo scalo fiorentino, quando proprio non si possono impedire del tutto…).

3.La realizzazione della nuova pista in progetto oggi è ovviamente un adeguamento dello scalo esistentee non un nuovo aeroporto, che nessuno qui vuol fare, quindi non c’è alcun nuovo progetto da presentare in tal senso. L’unico progetto di nuovo aeroporto, che sarebbe stato l’aeroporto più giusto nel posto più giusto per l’area fiorentina e la Toscana, era quello di San Giorgio a Colonica, morto e sepolto (purtroppo) da 44 anni.

4.Parlare di “obiettivo di trovare una soluzione” e poi ipotizzare come alternative una pista di 2.000 metri indifferentemente allungando l’attuale o facendo la nuova in taglia small testimonia di nuovo quanto ancora non si conosca la questione e i problemi dello scalo. Problemi che sono di lunghezza di pista, ma anche (e soprattutto) di orientamento, per tutte le note ragioni (ostacoli, traiettorie sugli abitati, incidenza dei venti, presenza dell’Arno e di monte Morello sui prolungamento degli assi pista, ecc.). Quindi adeguare la pista attuale o fare la nuova pista è totalmente differente (anche a parità di lunghezza) per potenzialità risolutiva della questione e delle criticità. Senza considerare che comunque la pista attuale non è allungabile a 2.000 metri operativi (più le necessarie RESA di 240 metri sulle due testate), a meno di non far spazio nel territorio con interventi più pesanti di quelli necessari per la nuova pista (per una soluzione, va ribadito, poco o nulla risolutiva delle criticità esistenti). Anche per questo il vecchio masterplan di quasi venti anni fa, carente e azzoppato, è stato superato dall’attuale incentrato su una nuova pista adeguata.

5.La discussione tra nuova pista di 2.000 o 2.400 metriè stato un teatrino già abbondantemente svolto, risolto con la correzione tecnica dimensionale a 2.400 metri, adeguata al ruolo che deve avere il “Vespucci” nel sistema toscano e al diverso assetto operativo dello scalo. Correzione rispetto all’originaria versione di 2.000 metri inizialmente imposta a livello regionale, nella variante al PIT, per contenere (di nuovo…) gli effetti positivi dell’intervento sul “Vespucci” mantenendo una “pista politica” più corta possibile (con 2.000 metri sarebbe sempre una delle più corte d’Italia), nella balzana idea di proteggere così (ancora…) l’aeroporto di Pisa, proteggendo in realtà soprattutto quello di Bologna. Comunque, se proprio si è interessati, negli studi degli scorsi anni ci sono già le valutazioni ambientali anche sulla pista in versione 2.000 metri (e su tutte le altre soluzione che hanno ballato solo nell’ultimo quinquennio).

6.“L’attuale progetto con pista di 2.400 metri” può non essere considerato un progetto solo da chi non l’ha mai letto né visto. È ovviamente un progetto adeguato alla fase procedurale in cui si trova. È un masterplan, con un livello informativo più che sufficiente per le valutazioni ambientali, come per qualunque altro piano aeroportuale di qualunque altro aeroporto italiano che nessuno ha mai contestato (ad esempio i masterplan di Pisa e Bologna che hanno completato “indisturbati” i propri iter).

7.Le prescrizioni annesse al parere VIAsul masterplan attuale non sono per nulla 140 (su questo aspetto continuano ad essere “dati i numeri”…). Le prescrizioni sono 62 del Ministero dell’Ambiente (comprendenti quelle della Regione Toscana) e 8 del Ministero dei Beni e Attività Culturali. Ma in realtà, anche se qualcuna è piuttosto complessa e cervellotica, sono molto meno perché tante riguardano specifiche di aspetti raggruppabili entro le stesse tematiche o raccomandazioni puramente formali. Inoltre, porre prescrizioni (che ci sono in qualunque decreto VIA positivo e sono proporzionate all’importanza e dimensione dell’opera) non significa certo irrealizzabilità di un progetto, ma indica come attuarlo al meglio. Proprio a questo serve una procedura VIA, anche se qualcuno in Toscana l’ha intesa fin dall’inizio solo come terreno di guerriglia.

8.Anche le difformità urbanistichedi opere come queste sono ordinarie (ancor più per la questione fiorentina inserita in un contesto territoriale che non ha quasi mai considerato l’esistenza del proprio scalo e dei suoi progetti). È chiaro che finché il progetto nuova pista non viene inserito negli strumenti urbanistici, negli strumenti urbanistici tale progetto non può esserci… Proprio per questo viene fatta la verifica di conformità urbanistica e le successive procedure che servono a mettere a posto le cose (in corso per il “Vespucci”). D’altra parte, come esempio, basta ricordare che il masterplan attuale dell’aeroporto di Pisa era nato in totale contrasto con importanti aspetti del piano strutturale cittadino, che è stato modificato proprio per poter consentire i progetti di sviluppo dello scalo (eliminando anche invarianti strutturali per poter abbattere un nucleo abitato e smantellare la relativa viabilità storica).

9.“Mantenere l’aeroporto di Pisa come unico aeroportodi rilevanza internazionale” non si sà cosa possa significare: il “Vespucci” di Firenze, come ovvio che sia, ha sempre avuto un preponderante traffico internazionale (oggi circa l’87%), così come tale traffico incide notevolmente su Pisa (circa 72%) per effetto dei voli low cost. E ovviamente entrambi continueranno a svolgere il proprio mestiere secondo i ruoli previsti, con la differenza che per farlo in modo adeguato e funzionale Firenze deve avere la nuova pista, altrimenti proseguirà comunque il suo traffico (nazionale e internazionale) ma con tutte le disfunzioni attuali anche per volare a Fiumicino o all’isola d’Elba.

10.Sentir citare ancora oggi come soluzione il “potenziamento del collegamento ferroviario” tra Firenze e Pisa, in stile anni ’70 del secolo scorso, fa veramente cadere le braccia, per l’insussistenza e inconsistenza di tale proposito (per tutte le note ragioni spiegate mille volte che rendono inattuabile una vera navetta ferroviaria su distanze, percorrenze, binari e utenze come quelle tra le due città toscane). Chi vuole ovviamente è libero di usare lo scalo di Pisa e la ferrovia per arrivarci, ma ciò non ha niente a che vedere con la soluzione della questione aeroportuale fiorentina, oggi come nel secolo scorso.

11.Riqualificare l’aeroporto di Firenze come city airport” è una delle frasi più vaghe nelle discussioni sulle questione aeroportuale toscana, quasi sempre usata impropriamente per giustificare impulsi di ridimensionamento del “Vespucci”. In realtà “city-airport” significa tutto e nulla: city airport è il London City Airport, che ha una pista di 1.500 metri ma fa oggi 4,5 milioni di passeggeri perché gestisce già 85.000 movimenti aerei e ha sviluppi autorizzati verso i 120.000 movimenti annui (quelli previsti per Firenze al massimo sviluppo 2029 sono circa 48.000); city airport è Linate con la pista di 2.442 metri e i suoi 9,5 milioni di passeggeri, o Napoli Capodichino con la pista di 2.628 metri e lo sviluppo lanciato oltre gli 8,5 milioni di passeggeri; per distanza dal centro (2 km) e prossimità con gli abitati, il “Galilei” di Pisa è lo scalo più city airport di tutti, con le piste di 2,7 e 3 km, oltre 5 milioni di passeggeri, prospettive di sviluppo a 7 milioni e capacità per voli intercontinentali vista centro. L’aeroporto di Firenze deve essere riqualificato e adeguato con la nuova pista e le altre opere previste nel masterplan per poter essere un aeroporto normale e funzionale, nelle dimensioni e tipologie di traffico dettagliate nei progetti secondo lo sviluppo possibile e compatibile (contenuto anche rispetto a tanti altri city airport), indipendentemente dall’etichetta che gli si voglia mettere. 

Insomma, concludendo il commento sulle giravolte di questi giorni, per risolvere la questione aeroportuale fiorentinanon ci sarebbe da fare né da dire proprio più nulla di nuovo, ma semplicemente lasciar completare gli iter in corso e avviare al più presto la fase realizzativa come prevista. Senza sprecare inutilmente altro tempo e risorse di ministeri, governi, regioni, comuni, tribunali, ecc. che avrebbero tante altre cose di cui doversi occupare (ancor più, di questi tempi, in un ministero come quello delle Infrastrutture), piuttosto che rimestare su un progetto avviato quasi in realizzazione dopo mezzo secolo di riflessioni!

Signa… perché?

On 18 marzo 2018, in Aeroporto Firenze, Senza categoria, by admin

Se i ricorsi al TAR, singoli o congiunti, annunciati dai Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio, Carmignano, Poggio a Caiano, Prato e Sesto Fiorentino già brillavano a vario grado per inconsistenza di motivazioni o autolesionismo nella contestazione del masterplan del “Vespucci”, l’ultimo arrivato a completare il quadro, deciso dal Comune di Signa giovedì scorso, raggiunge l’apoteosi del non senso.

Com’è evidente (anche dalla cartina qui sopra), Signa, tra i comuni “contro”, ha ancora meno a che fare con l’aeroporto e la nuova pista o meglio, proprio nulla: è lontano territorialmente e non è interessato dalle rotte di volo (anzi, con la nuova pista le traiettorie saranno ancora più lontane di quanto non siano con la pista esistente). Signa invece è uno dei comuni che vedrà la realizzazione dell’intervento di riqualificazione ambientale più importante connesso al masterplan aeroportuale dopo quelli previsti a Sesto Fiorentino, in quanto sul suo territorio è prevista la creazione dell’area naturale “Il Piano”, a breve distanza dai Renai.

Si tratta della riqualificazione di un’area di quasi 40 ettari, allo stato attuale di scarso valore ecologico e paesaggistico, risultato di decine di anni di sfruttamento per agricoltura intensiva, con presenza di piccoli baraccamenti abusivi, tipo orti o ripari e piccole aree di deposito di materiali edili e simili. La realizzazione del progetto prevede la rimozione di questi elementi di degrado paesaggistico, il mantenimento di elementi naturali di pregio esistenti (alberature, filari e siepi campestri, traccia dell’antica trama dei campi agricoli e delle coltivazioni storiche) e la creazione di varie tipologie di nuovi habitat per flora e fauna (nuova grande zona umida, superfici palustri, isolotti, aree boscate, ecc.) e spazi attrezzati per la fruizione pubblica, sul modello della più importante oasi naturale presente nella piana, quella di Focognano nel comune di Campi Bisenzio.

L’opera, che si presenta come un grande intervento di recupero dell’antico paesaggio storico palustre presente in questa zona, dove il fiume Bisenzio incontra l’Arno, dà attuazione a precedenti progetti di riqualificazione ambientale ipotizzati ma non realizzati, rispettando le specifiche norme e indicazioni in materia della Regione Toscana, dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno e dei soggetti storici gestori delle aree naturalistiche della piana (come per le altre aree naturali che con l’attuazione del masterplan saranno ricreate o ampliate nei territori di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio).

Ma evidentemente da Signa, non sapendo a cos’altro attaccarsi, pur di perseverare nella guerra anti-aeroporto hanno pensato bene di contestare anche quest’opera di riqualificazione ambientale, oltre che rinnegare anch’essi i benefici generali indotti dall’esistenza dell’aeroporto sul proprio territorio (come su tutto il territorio metropolitano) e porsi contro qualunque logica di area metropolitana. Al di là delle decisioni “di palazzo” e di partito, sarebbe interessante appurare quanto i cittadini di Signa siano consapevoli dei reali termini della questione, di cosa prevede il masterplan per il loro territorio e contro cosa combatte la propria amministrazione.

Intanto, nelle immagini qui sotto, sono riprodotte alcune illustrazioni degli interventi naturalistici previsti in territorio di Signa, descritti in tutti i particolari nella documentazione del masterplan e della VIA, la cui lettura sarebbe particolarmente consigliata agli amministratori della piana.

 

Dopo i decreti VIA rilasciati nel 2017 (Verona a luglio, Firenze a dicembre), lo scorso 6 febbraio è arrivato il primo decreto ambientale su masterplan aeroportuale del 2018, relativo a Salerno Pontecagnano. L’aeroporto salernitano è uno degli scali minori nel sistema aeroportuale italiano ricompreso nel Piano Nazionale Aeroporti, passato dal traffico di aero club a quello commerciale (sopratutto aerotaxi) solo dal 2007 e in attesa di fare un salto di qualità e funzionalità proprio con l’attuazione del piano di sviluppo e in particolare con il potenziamento della pista, necessario perché lo scalo possa svolgere il ruolo assegnatogli nel sistema aeroportuale campano.

Il masterplan che ha appena ottenuto il via libera ambientale prevede quindi un potenziamento generale di tutto il sistema aeroporto (terminal, piazzali, strumentazioni, accessibilità) ma è incentrato soprattutto sull’allungamento della pista 05/23 dagli attuali 1.655 metri a 2.200 metri. L’obiettivo è permettere le operazioni di velivoli quali Airbus A319 e A320 e con essi riuscire ad attirare direttamente sullo scalo della costiera amalfitana flussi di traffico interessati a questa parte della regione, alleggerendo la pressione su Napoli Capodichino.

L’attuazione del masterplan di Salerno comporta un’espansione del sedime aeroportuale di circa 42 ettari (dai 124 attuali), necessari in gran parte per la pista, sia per l’allungamento in testata 05 sia per l’adeguamento dell’area di sicurezza in testata 23. Per la modifica del sedime dovranno essere spostati e modificati i corsi di due torrenti (Torrente Diavolone e Torrente Volta Ladri), parte del sistema idrografico del Tusciano, che attualmente delimitano l’area dello scalo in parte disegnandone il confine che si è adattato all’andamento dei torrenti, in parte già modificati in passato per esigenze aeroportuali. I due corsi d’acqua ora si uniscono proprio davanti all’attuale testata 05 formando il Torrente Rialto che poi prosegue verso il mare. Entrambi quindi saranno riadattati secondo il nuovo assetto della pista e del relativo sedime, con tracciati spostati, allungati e rimodellati, così come sarà spostato in avanti il punto di confluenza e l’inizio del terzo torrente. Altre variazioni di tracciato saranno apportate al Torrente Volta Ladri per l’ampliamento dell’area est, necessario per il potenziamento del terminal e del piazzale commerciale.

A sinistra: foto aerea dell’attuale aeroporto con evidenziati i torrenti che saranno modificati. A destra: area di ampliamento del sedime aeroportuale per l’allungamento della pista in testata 05.

Le nuove opere aeroportuali dello scalo salernitano vanno ad interessare un territorio (comuni di Pontecagnano Faiano e Bellizzi) caratterizzato da numerose attività agricole con coltivazioni in serra di fiori e prodotti ortofrutticoli, con le relative strutture e vari edifici fino a ridosso dello scalo che dovranno essere anch’esse spostate (quelle fisicamente presenti nelle aree da acquisire) o adeguate in base al nuovo sedime, così come vari tracciati viari che passano nella zona. Esternamente allo scalo, non parte del masterplan ma ugualmente funzionali al suo funzionamento, sono previsti altri interventi per migliorare l’accessibilità all’infrastruttura, con il raccordo stradale dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e la nuova stazione “Aeroporto” sulla linea ferroviaria metropolitana Salerno-Pontecagnano-Battipaglia.

La procedura VIA sul masterplan di Salerno, che ha un orizzonte di breve-medio termine e prevede investimenti per circa 75 milioni, era stata avviata nel giugno 2016 ed ha avuto una durata di un anno e otto mesi. Nei due periodi di consultazione pubblica sul materiale di base e sulle successive integrazioni ha visto la presentazione di nove osservazioni (da parte di due cittadini). Il parere positivo finale è stato accompagnato da otto prescrizioni (sette del Ministero dell’Ambiente, comprendenti quelle della Regione Campania, e una del Ministero dei Beni e Attività Culturali).

Il potenziamento dello scalo di Salerno, atteso da tanti anni, pur con la sua dimensione infrastrutturale contenuta, andrà a colmare una delle carenze più rilevanti nel panorama aeroportuale nazionale, in una regione come la Campania che, dopo la Toscana, è quella più “orfana” di progetti mancati (dagli anni ’70 del secolo scorso) e più bisognosa di creare nuova capacità aeroportuale per poter gestire il traffico in un sistema assestato sui due scali esistenti di Napoli e Salerno (distanti circa 60 km). Traffico che ad oggi è ancora sostanzialmente tutto concentrato su Napoli Capodichino, aeroporto di grandi dimensioni ma tra i più “cittadini” (per inglobamento nel tessuto urbano), che nel 2017 ha raggiunto gli 8,6 milioni di passeggeri (dai 6,8 del 2016). Anche per questo l’aeroporto di Salerno era stato l’unico scalo italiano, oltre a quello di Firenze, inserito nel decreto Sblocca Italia del 2014 con specifici finanziamenti.

Nuovo assetto dell’aeroporto di Salerno previsto nel masterplan, con la pista allungata a 2.200 metri. Sulla destra, lungo la ferrovia che delimita lo scalo, la nuova stazione ferroviaria.

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Pubblicato “Aeroporto” n° 82

On 28 gennaio 2018, in Aeroporto Firenze, by admin

È uscito il nuovo numero di “Aeroporto” (Gennaio-Marzo 2018), il notiziario dell’Associazione Valentino Giannotti per lo Sviluppo dell’Aeroporto di Firenze.

Aeroporto n° 82 è in gran parte dedicato alla conclusione della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) sul masterplan 2014-2029 del “Vespucci”, con il decreto firmato dal ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di concerto con il Ministro dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo (DM377 del 28/12/2017).

Sul notiziario si riportano gli ultimi passaggi della procedura e le conclusioni di nuovi studi condotti nel corso del 2017 che rafforzano la fattibilità e la sostenibilità della nuova pista e del masterplan. Nella parte centrale del notiziario sono sintetizzati i punti essenziali del provvedimento finale e del quadro prescrittivo ufficiale, comprendente le 70 “condizioni ambientali” indicate dalla commissione tecnica VIA/VAS del Ministero dell’Ambiente (62), dal Ministero dei Beni e Attività Culturali (8) e dalla Regione Toscana (ricomprese tra le 62 del Ministero dell’Ambiente) in base alle quali adesso la procedura del masterplan potrà proseguire nelle ulteriori fasi autorizzative e approvative.

“Aeroporto” n° 82 è scaricabile direttamente cliccando qui oppure dalla apposita sezione.

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Riportiamo di seguito integralmente il documento informativo diffuso da Toscana Aeroporti tramite i principali organi di stampa per illustrare, chiarire e commentare il passaggio fatto dal masterplan del “Vespucci” con la definitiva chiusura della procedura di valutazione ambientale dello scorso 28/12/2017. Il quadro informativo sintetizza lo scenario di sostenibilità e fattibilità del progetto emerso dalla VIA, che ha confermato quanto conosciuto da chi abbia seguito l’evoluzione della procedura e letto correttamente i documenti ufficiali prodotti e posti agli atti.

 

Con la firma della VIA, i Ministeri confermano la compatibilità del progetto di sviluppo dell’Aeroporto. Un grande passo in avanti verso la realizzazione di un’opera fondamentale per il territorio.

Con la firma del decreto VIA da parte del Ministro dell ‘Ambiente, di concerto con il Ministro dei Beni Culturali, iI progetto della nuova pista dell’Aeroporto di Firenze compie un fondamentale passo in avanti verso le sua realizzazione. Viene confermata così la serietà del lavoro svolto da Toscana Aeroporti, ritenuto valido, condivisibile e adeguato.

II decreto afferma in modo definitivo e inequivocabilmente positivo la compatibilità ambientale del progetto: le prescrizioni definite dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Ambiente sono in totale 62, e non 142 come erroneamente riportato da alcune fonti di informazione. Di queste 49 riguardano le attività precedenti o inerenti i lavori e 13 questioni successive alla fine dell’opera.

Le prescrizioni sono trattate e argomentate più volte, tanto da poterle raggruppare in pochi gruppi tematici omogenei, comuni ad ogni importante opera infrastrutturale in Italia. Toscana Aeroporti ha già predisposto i documenti necessari a soddisfare pienamente quanto prescritto e dotare la città e iI territorio di una moderna e sicura struttura in connessione con iI mondo. La verifica del corretto rispetto delle prescrizioni è affidata ad uno specifico Osservatorio Ambientale di cui faranno parte tutte le istituzioni nazionali, regionali e territoriali.

Nessuna delle prescrizioni impartite contempla l’obbligo di modificare il Master Plan così come verificato e valutato. Tutte le scelte progettuali e strategiche operate da Toscana Aeroporti, anche riferite alle misure di compensazione ambientale, sono state infatti ritenute condivisibili e adeguate.

  1. Quali sono i rischi di incidente con la nuova pista? Studi predisposti da importanti Università italiane, coerenti anche con le disposizioni del Codice della Navigazione, hanno già dimostrato la totale assenza di criticità legate alla probabilità di eventuali incidenti aerei.
  2. Come verranno gestiti i materiali di scavo? La gestione delle terre di scavo è puntualmente descritta all’interno dell’ultima documentazione presentata al Ministero dell’Ambiente, che prevede il contenimento dei quantitativi prodotti e il massimo riutilizzo degli stessi.
  3. Che impatto avranno i cantieri e quanto dureranno? Toscana Aeroporti ha predisposto uno specifico dettagliato documento di analisi di tutti i possibili prevedibili disturbi, opportunamente mitigati e contenuti nei 2 anni stimati per iI completamento della nuova pista.
  4. In che modo è garantito il monitoraggio ambientale? Il monitoraggio ambientale, prescritto anche dalla legge, è gia in corso dal 2015. Toscana Aeroporti dispone, oggi, di quasi 3 anni di dati.
  5. Qual è l’ammontare degli investimenti previsti per le opere ambientali, idrauliche e paesaggistiche? È previsto un investimento di 65 milioni di Euro (circa iI 20% del totale) in opere di riassetto idraulico e in interventi di mitigazione e compensazione ambientale e paesaggistica. Un’operazione senza precedenti per il territorio che migliorerà nettamente le condizioni attuali dell’area.
  6. Cosa si prevede per le compensazioni ambientali? II Master Plan prevede investimenti per circa 15 milioni di euro di lavori che comprendono la creazione di nuovi habitat naturali su aree estese per circa 100 ettari. Questi investimenti saranno realizzati prima della costruzione della nuova pista. Le nuove aree faranno parte della Rete naturalistica della regione e della Comunità Europea.
  7. Quali altri interventi di mitigazione e tutela della fauna della piana sono previsti? II Ministero dell’Ambiente ha già ritenuto adeguate le azioni proposte a tutela e conservazione degli anfibi, dei rettili, degli uccelli a dei pipistrelli. Toscana Aeroporti, col supporto di tecnici certificati ed esperti, ha predisposto i piani necessari.
  8. Quali opere sono previste sul piano idraulico? I progetti ultimati ottimizzano quanto già presentato al Ministero dell’Ambiente, migliorando la sicurezza idraulica del territorio e garantendo assenza di rischio di esondazione per tempidi ritorno di 200 anni, ad aggi invece limitati a 30-50 anni.
  9. Cosa si prevede in sostituzione del lago di Peretola? Il lago di Peretola, di origine artificiale ed adiacente all’attuale pista, sarà compensato attraverso la realizzazione di nuovi bacini idrici aventi estensione complessiva 5 volte superiore all’attuale.
  10. È garantita la disponibilità delle aree e la capacità finanziaria? Toscana Aeroporti ha solidità economica-finanziaria tale da assicurare e garantire sull’effettiva fattibilità di quanto già previsto in sede di VIA. La disponibilità delle aree viene assicurata nell’ambito della procedura di conformità urbanistica a cui sarà soggetto il Master Plan.
  11. Cosa sarà fatto contro l’inquinamento atmosferico? A Toscana Aeroporti viene richiesto, in caso di necessità, di contribuire, così come richiesto alle altre sorgenti emissive, al contenimento dell’inquinamento a cui partecipa, comunque, in misura minimale rispetto, in particolare, al traffico veicolare ed al riscaldamento domestico.
  12. Come viene affrontato l’impatto acustico? Il Ministero dell’Ambiente ha valutato positivamente la sensibile riduzione del disturbo acustico arrecato alla popolazione conseguente alla realizzazione della nuova pista e ha richiesto monitoraggi puntuali che saranno controllati, come da norma, dalla Commissione Aeroportuale a cui parteciperanno tutti gli Enti locali e territoriali.
  13. Quali altre azioni di valorizzazione territoriale sono previste? II Master Plan prevede, unitamente alla realizzazione dalle opere aeroportuali, anche la realizzazione di importanti interventi di riqualificazione di parchi, aree verdi e spazi fruibili e ricreativi, centri visite, oltre a dune di protezione acustica, percorsi ciclabili, reti pedonali e riqualificazione dell’area occupata dall’attuale pista. Soprattutto, grazie al progetto, sarà finalmente realizzato il Parco dalla Piana, in un’area che oggi non è adeguatamente valorizzata.
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