In attesa di passi avanti nel percorso della procedura VIA sul masterplan del “Vespucci”, riportiamo qui di seguito le tappe ufficiali svolte ad oggi dal piano dello scalo fiorentino (come agli atti del Ministero dell’Ambiente):

Ad oggi quindi la procedura VIA sul masterplan del “Vespucci” di Firenze (approvato in linea tecnica da ENAC/Ministero Infrastrutture e Trasporti il 3/11/2014) è aperta da due anni e sei mesi, ha ottenuto il parere favorevole con prescrizioni del MIBACT (Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo) in data 6/4/2016 e il parere positivo con prescrizioni della CTVIA (Ministero Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare) in data 2/12/2016, è arrivata alla predisposizione del provvedimento finale, è stata sospesa in attesa di reindirizzo secondo la nuova norma europea sulle VIA (2014/52/UE) adottata dal Governo italiano (D.Lgs n°104, 16/6/2017 in vigore dal 21/7/2017) ed è ora in fase di adeguamento degli atti per la prosecuzione del nuovo percorso (formalmente richiesto da ENAC in data 19/9/2017).

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In quest’estate che sta finendo è arrivato un nuovo decreto interministeriale (Ambiente e Beni e Attività Culturali e del Turismo) a conclusione di una procedura VIA su masterplan aeroportuale (dopo quello relativo a Venezia del gennaio 2016): è stato emanato lo scorso 27 luglio e riguarda il “Valerio Catullo” di Verona, che ha ottenuto così il via libera ambientale al piano di sviluppo al 2030, elaborato dal gestore Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca.

La relativa procedura VIA era stata avviata da ENAC presso il ministero dell’Ambiente il 19/1/2016, ha passato tutti i consueti step tra pubblicazione dei materiali, prima tornata di osservazioni, richieste e presentazioni di materiale integrativo, nuova ripubblicazione e nuova tornata di osservazioni, fino al parere “positivo con prescrizioni” della commissione tecnica (CTVIA) del 10/2/2017 seguito, cinque mesi dopo, dalla definitiva chiusura con il citato Decreto (DM0000191) firmato a fine luglio dai due ministri (per un totale di un anno e sei mesi di procedura). Il decreto finale riporta le consuete prescrizioni per l’attuazione del piano indicate dai due ministeri e dalla Regione (in questo caso la Regione Veneto).

Il masterplan veronese comprende opere per 134 milioni di euro, in gran parte destinati a opere aeroportuali e a interventi sul sistema idraulico (lo scalo veronese ha uno dei maggiori sedimi nel sistema aeroportuale italiano, oltre 370 ettari, eredità delle precedenti funzioni militari, e le nuove opere ricadono quasi interamente al suo interno). Gli investimenti maggiori riguardano l’area terminale (aerostazione, piazzali, parcheggi, servizi e viabilità), mentre per la pista, già allungata a più riprese fino agli attuali 3.068 metri, sono previsti interventi di adeguamento delle testate, con ampliamento del sedime (per portare a dimensione standard le RESA, aree di sicurezza a fine pista) e del sistema di raccordi e via di rullaggio per ottimizzare la capacità dello scalo. Prevista anche la costruzione della nuova torre di controllo. Il piano è dimensionato su una previsione di sviluppo del traffico a 5,6 milioni di passeggeri e 47.000 movimenti al 2030.

Lo scalo di Verona rappresenta il secondo polo aeroportuale del Veneto, dopo il principale rappresentato dal “sistema di Venezia” (Venezia e Treviso). Nel 2016 ha registrato 2,75 milioni di passeggeri con 25.672 movimenti di aviazione commerciale, contribuendo al raggiungimento dei quasi 15 milioni di passeggeri attualmente gestiti a scala regionale, con obiettivi di crescita per il sistema veneto verso i 20 milioni di passeggeri. Il “Catullo” è uno scalo a capacità intercontinetale (il secondo della regione, assieme a Venezia), sfruttato soprattutto per i voli charter di lungo raggio per i quali Verona rappresenta da sempre uno dei principali riferimenti nazionali. Negli ultimi anni il traffico ha subito varie oscillazioni legate alle vicissitudini di vari vettori (in particolare Ryanair, che ha modificato varie volte il proprio operativo) ma le prospettive, come per tutto il sistema aeroportuale nazionale, sono per un forte incremento nei prossimi anni, da gestire con l’adeguamento delle infrastrutture aeroportutali programmato nel masterplan.

L’aeroporto “Catullo” dista 10 km dal centro di Verona e interessa territorialmente (e per l’iter del masterplan) i comuni di Villafranca di Verona e Sommacampagna che si trovano più vicini all’infrastruttura, con alcuni nuclei abitati confinanti col sedime o a distanze di 250-350 metri. Il rapporto tra voli e aree residenziali viene gestito con un appropriato disegno ed uso delle rotte di volo e delle direttrici di atterraggio e decollo, ottimizzate anche nell’ambito del nuovo masterplan, da parte dei competenti enti dell’aviazione (ENAC, ENAV), in collaborazione con gli enti locali.

Il decreto VIA relativo a Verona è il decimo atto di conclusione di procedure ambientali su masterplan aeroportuali degli ultimi cinque anni (dal 2013), dopo quelli di Bari, Bologna, Brindisi, Cagliari, Foggia, Lamezia Terme, Palermo, Roma Fiumicino (piano Fiumicino Sud) e Venezia. Attualmente presso il ministero dell’Ambiente risultano in corso altre cinque procedure: quattro nella fase di “istrutturia tecnica CTVIA” (Treviso, Roma Fiumicino/piano al 2030, Milano Linate, Salerno), uno con provvedimento conclusivo “in predisposizione” (Roma Ciampino). Per Ciampino e Treviso si tratta di procedure ripetute dopo l’interruzione di precedenti atti. A queste si aggiunge la procedura del “Vespucci” di Firenze, al momento ufficialmente agli atti come “procedura sospesa” (per le note vicissitudini tosco-romane imbastite sullo scalo fiorentino che hanno portato alla scelta di chiedere di riprocedere con la procedura VIA prevista nella Direttiva 2014/52/UE recepita lo scorso giugno dal Governo italiano).

L’assetto finale dell’aeroporto di Verona al termine del masterplan al 2030.

VIA o (di nuovo) gioco dell’oca?

On 12 luglio 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

Aspettavamo il decreto dei ministri dell’Ambiente e dei Beni e Attività Culturali a chiusura della procedura VIA sul masterplan 2014-2029 del “Vespucci”, per veder procedere l’iter della nuova pista di Firenze nei successivi passaggi burocratici preliminari ai cantieri: a tre anni e quattro mesi dal suo avvio e a sette mesi dal parere positivo della commissione tecnica ministeriale (parere CTVIA n°2235, 2/12/2016) apprendiamo della brillante ipotesi di ripartire con una nuova procedura (dall’inizio o saltandoci su in corsa) in base alla norma europea sulla VIA del 2014 (Direttiva 2014/52/UE) appena adottata dal Governo (D.Lgs. 16 giugno 2017 n°104, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n°158 del 6/7/2017) che farebbe slittare la chiusura della procedura di un altro anno. Un altro anno che non significa estate 2018, ma decorrerebbe dalla ripartenza della nuova procedura, che non si sa quando potrebbe iniziare, anche perché la nuova norma VIA avrà poi bisogno di vari decreti attuativi che ne disciplinino i contenuti e che verranno nei mesi a seguire la sua entrata in vigore (se e quando predisposti e approvati).

Vista così, per quel che per ora è dato sapere, verrebbe da farsi una grande risata e andare in vacanza. Sembra di assistere di nuovo a un copione già visto in questa vicenda, con la palla tirata in tribuna (per una ragione o per un’altra) ogni volta che si dovrebbe essere prossimi a qualche passo avanti concreto, per ritornare all’indietro o al punto di partenza, come nel più classico gioco dell’oca. Ma considerando la serietà (e gravità) della questione, per i costi e le ricadute negative del non fare (per un progetto che ha benefici generali per tutti gli aspetti coinvolti) e per le implicazioni per il futuro di Firenze (area Castello, stadio, Mercafir, tram, ferrovie, ecc.), dell’area metropolitana e della regione, proviamo a far qualche considerazione in attesa che la cosa sia più chiara e si possa leggere qualcosa di ufficiale.

Ovviamente non c’è dubbio che qualunque nuova norma tesa alla semplificazione e chiarimento di iter è sacrosanta e benedetta in un paese morto di burocrazia, in balia di perditempo, comitati e azzeccagarbugli, soffocato da norme a salvaguardia più che della bontà delle opere e dell’interesse generale, della licenza di guerriglia dei fautori del no per i più disparati interessi. Una nuova norma sulla VIA che detta passaggi e tempi più chiari e certi, che ufficializza metodi fin qui adottati come prassi, che possa respingere o arginare interferenze di vario tipo, non può essere che un bene per l’Italia, perché i tempi medi “normali” di queste procedure (tre anni per una VIA quelli dichiarati dal Ministero dell’Ambiente) non sono da paese civile e non sono per nulla giustificabili. Bene quindi che per le nuove opere (sottoposte a procedura VIA dopo il 16 maggio 2017, secondo l’art.23 della norma stessa) ci sia la nuova procedura e che ci sia la possibilità di virare su di essa per le opere precedenti ancora in alto mare.

Ma nel caso del masterplan di Firenze i tre anni ce li siamo già fatti tutti e siamo ormai oltre la “normale” tempistica italica. Dovrebbe essere spiegato quindi per quale ragione, in realtà, con tanta procedura fatta e con decreto finale ufficialmente “in preparazione” (dopo vari passi avanti e indietro), invece di portare a chiusura la pratica (o addirittura dopo la chiusura della pratica in corso) si senta l’esigenza di ripartire con procedura diversa, aggiungendo ulteriori anni (anche fosse uno “solo”) a quelli già trascorsi, perché le ragioni ventilate non stanno in piedi.

Si parla della disquisizione nata sul grado di approfondimento progettuale del masterplan da assoggettare a VIA, ma è una questione mai emersa finora, nel senso che per Firenze è stata adottata la metodologia seguita per ogni altra procedura VIA attuata o in corso in Italia (compresa Pisa, il precedente masterplan di Firenze e l’ultimo masterplan italiano approvato ambientalmente relativo a Venezia) senza che nessuno abbia mai sollevato questioni. Anche perché il contenuto di un masterplan è più che sufficiente per effettuare le necessarie valutazioni ambientali. Ora la nuova norma ufficializza questa validità, ma perché la vicenda è stata fatta impantanare proprio su Firenze (“grazie” alle contestazioni toscane al progetto del “Vespucci”) invece che tenerla nella prassi sempre attuata?

Si è parlato di problemi legati alla previsione di un “osservatorio” (tra enti aeroportuali e enti locali) che dovrebbe seguire le fasi attuative del masterplan, ma tale adempimento è stato richiesto e inserito nella procedura VIA dalla Regione Toscana tra i vari vincoli, paletti e prescrizioni mandate a Roma con il proprio parere nel dicembre 2015: se è motivo di ostacolo, la Regione ritiri immediatamente la richiesta o la riformuli in modo non ostativo, magari tenendo anche conto che da tanti anni esiste già, anche a Firenze, la Commissione Aeroportuale (composta più o meno dagli stessi soggetti) che segue il funzionamento dell’attuale scalo e dovrà seguire allo stesso modo il “Vespucci” nel diverso assetto e che proprio non si sente il bisogno della creazione di ulteriori sovrastrutture o “torri di controllo” sullo scalo fiorentino insediate nei palazzi della politica.

Si è parlato, sempre solo per la procedura fiorentina, di contrasti per la volontà di esautorare gli enti nazionali competenti (ENAC) su materie quali la valutazione dei rischi o il bird-strike e queste sono vere e proprie bestialità: l’ente dell’aviazione nazionale è da sempre l’unico soggetto responsabile di regolare e gestire in Italia queste materie (come fa ogni ente dell’aviazione in ogni paese), come è sempre stato per tutti gli aeroporti italiani. Non ha assolutamente senso che per Firenze qualcuno chieda studi di “soggetti terzi” ed è grave che richieste di questo tipo (originate in varie contestazioni arrivate a Roma dalla Toscana) possano essere assecondate da organi ministeriali in una procedura come la VIA, alimentando peraltro scontri istituzionali nazionali.

Insomma, se queste sono le ragioni che potrebbero originare un decreto di VIA insensato e spingere a scegliere di ripartire con diversa procedura (dove peraltro varie questioni si riproporrebbero), appare un’abdicazione al ruolo che dovrebbe avere un ministero (e un Governo, locale o nazionale che sia) per garantire che le cose siano fatte con sensatezza, senza dar spago a integralismi e forzature che vengono riversate nella procedura. Se c’è dell’altro lo si dica, spiegando cosa è successo in questi anni sull’asse tosco-romano e chi ne è stato protagonista.

In questa vicenda, oggi più che mai, a volte si ha la sensazione che per varie ragioni faccia piacere galleggiare sulle procedure o, come si dice, stare sulla riva del fiume a guardare l’iter che passa, senza gran preoccupazione per quel che succede o non succede e per il tempo che scorre. Interessa poco sapere che la procedura va avanti se non si arriva mai a qualcosa (di concreto, non ad altre procedure). Piacerebbe, ad esempio, di fronte alla prospettiva di slittamenti di altri anni (perché di questo si tratta), vedere più animo da parte delle istituzioni del nostro territorio coinvolte (ovviamente le componenti dichiaratesi favorevoli al progetto, le altre stanno brindando). Piacerebbe qualche spiegazione in più dal sindaco di Firenze (e sindaco della città metropolitana), che ripete sempre di essere in costante contatto con il ministro dell’Ambiente; piacerebbe avere qualche spiegazione sopratutto dal Governatore della Regione, massimo esponente dell’ente locale più responsabile (nel bene e nel male) di ciò che è avvenuto nella vicenda aeroportuale in questi anni e dell’unico ente locale che siede al tavolo ministeriale che sta gestendo la VIA. Vorremmo vedere un sussulto di preoccupazione per le sorti dello scalo fiorentino e del sistema aeroportuale toscano, con conseguenti iniziative, al di là delle prese d’atto degli eventi, degli auspici di conclusione degli iter e delle dichiarazioni di strategicità di un aeroporto (questo lo sanno tutti da quando il fratelli Wright spiccarono il primo volo). Dovrebbe dare migliori spiegazioni il ministro competente (Ambiente), per i suoi annunci di VIA conclusa entro qualche settimana ripetuti da due anni e per l’evidente incapacità di chiudere in modo costruttivo la procedura in corso.

Aspettando di capire meglio il senso di quanto sta succedendo e pregando tutti almeno di risparmiarci commenti entusiastici del tutto fuori luogo, non si può che ripetere la solita unica certezza di questa vicenda: la nuova pista del “Vespucci” resta fattibile, sostenibile, necessaria (per Firenze, l’area metropolitana, la Toscana) e si può fare se si vuole fare.

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Pubblicato “Aeroporto” n° 78

On 1 febbraio 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

aeroporto-78É uscito il nuovo numero di “Aeroporto” (Gennaio-Marzo 2017), il notiziario dell’Associazione Valentino Giannotti per lo Sviluppo dell’Aeroporto di Firenze.

In attesa del decreto VIA che chiuda definitivamente la procedura ambientale sul masterplan del “Vespucci”, Aeroporto n° 78 è in gran parte dedicato alla descrizione delle fasi d’intervento per la costruzione della nuova pista 12/30, come previste nello stesso masterplan, con la tempistica e le modalità di esecuzione dei lavori per le opere aeroportuali e le opere preliminari connesse, a cominciare da quelle di compensazione ambientale.

Tra gli altri argomenti, oltre al classico punto di inizio anno sul bilancio 2016 e le prospettive 2017 del traffico del “Vespucci”, si torna sulla questione urbanistica relativa al piano di Castello che deve essere adeguato in funzione del masterplan e dei vincoli aeroportuali e si ricordano i trent’anni della presenza di Air France a Firenze, che ricorreranno il prossimo 29 marzo.

“Aeroporto” n° 78 è scaricabile direttamente cliccando qui oppure dalla apposita sezione.

Buon anno, aspettando il prossimo

On 8 gennaio 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

vista pista 72-20Per un anno di procedure che si è chiuso, un altro anno di procedure si è aperto nel percorso che, alla fine, dovrà portare all’apertura dei cantieri per la nuova pista del “Vespucci” (con annessi e connessi) e alle altre opere del masterplan e quindi alla creazione del sistema aeroportuale toscano. Per ora anche il 2017 proseguirà con l’iter amministrativo-politico-burocratico e nel corso di quest’anno si spera di poter capire quando potranno decorrere i tempi tecnici preventivati per la realizzazione vera e propria dell’infrastruttura di volo (17 mesi tra l’avvio della prima opera preliminare e il completamento della pista).

Nel 2017, prima di tutto, deve chiudersi la procedura VIA sul masterplan che lo scorso 2 dicembre ha avuto il “parere positivo con prescrizioni” della commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente e attende il provvedimento conclusivo, la firma dei due Ministri dell’Ambiente e Beni Culturali e l’ufficializzazione delle prescrizioni per il seguito dell’iter e del progetto poste dai due Ministeri e dalla Regione Toscana. Dall’impostazione del decreto si verificherà se il percorso realizzativo del masterplan potrà essere quello noto e messo in conto e se la volontà di supportare la corretta realizzabilità dell’opera avrà prevalso sulle pressioni negative e le interferenze arrivate per venti mesi sul ministero.

Emanato il decreto, nel 2017 la partita tornerà prevalentemente nelle mani del proponente e dei vari soggetti locali coinvolti per la gestione delle prescrizioni e il disbrigo dei passaggi tecnici e istituzionali che dovranno portare alla Conferenza dei Servizi e alla sistemazione di vari aspetti, a cominciare da quelli urbanistici (assetti, conformità, procedure). In ottica Conferenza dei Servizi ricordiamo anche la condizione già posta dalla Regione Toscana nel parere inviato al Ministero a fine 2015 che chiedeva, prima della convocazione della Conferenza, la sottoscrizione di un accordo di programma generale per assicurare la realizzabilità di una decina di interventi infrastrutturali e di altro tipo in varie zone dell’area metropolitana e della regione (in gran parte non legati al progetto dello scalo fiorentino). Se tale richiesta fosse rimasta valida e assunta nella procedura, ci auguriamo che si sia a buon punto, perché se si dovesse costruire ora un simile atto la Conferenza dei Servizi si perderebbe di vista.

Nel 2017 si spera si chiariscano tre questioni esterne allo scalo ma connesse al suo funzionamento e anche al masterplan, riguardanti viabilità, tramvia e treno: l’eliminazione del semaforo in ingresso all’autostrada A11 che oggi regola il traffico in uscita dall’aeroporto verso la città e che se venisse tolto senza adeguate alternative viarie rappresenterebbe un grave errore (il progetto al momento noto prevede una nuova viabilità di ingresso allo scalo, mentre il flusso in uscita sarebbe immesso nel traffico diretto in autostrada); l’arrivo della linea 2 della tramvia all’aeroporto, che con la soluzione attualmente in costruzione contrasta con il masterplan aeroportuale (terminal e piazzale aeromobili); l’assetto ferroviario attorno al “Vespucci”, che come al momento delineato non prevede una vera “stazione aeroporto” ma fermate distanti, con la necessità di cambio mezzo treno-tram per fare gli ultimi tratti verso lo scalo dalla stazione di Castello esistente o dalla futura “stazione Guidoni”.

Nel 2017 servirebbe qualche novità anche per l’attuale situazione dello scalo. Anche se le procedure in corso andassero come preventivato senza altre sorprese, per avere il nuovo assetto aeroportuale di tempo ne deve ancora passare: la fase di iter da ora al termine della Conferenza dei Servizi (al momento non quantificabile), la fase degli espropri e delle gare di appalto, quindi l’anno e mezzo di cantieri per avere in concreto la nuova pista. Nel frattempo il “Vespucci” non può rimanere “congelato”: dovrebbero quindi procedere il miglioramento dell’attuale terminal, che era stato preventivato nel 2015, e l’ampliamento del piazzale ovest, opera prevista nel precedente masterplan 2001-2010, finanziata, avviata, sospesa e per ora non ripresa. In particolare, la carenza di capacità dei piazzali aeromobili sta frenando anche lo sviluppo dei voli possibile nell’attuale assetto di pista, situazione che si traduce nel rallentamento della crescita dei passeggeri (il 2016 ha confermato un segno positivo nel traffico, ma in forte frenata rispetto all’incremento del 2015, dopo il dimezzamento della crescita già avvenuta nel 2015 rispetto al 2014). Perché ovviamente, oltre al traffico perso per i soliti dirottamenti, se i voli ristagnano l’offerta diminuisce e negli ultimi anni, a fronte di una tenuta delle rotte per i maggiori hub europei (alcune rafforzate), si è indebolita l’offerta per l’area fiorentina su tratte nazionali (isole e sud) e su rotte europee dirette.

Dal 2017 ci aspettiamo quindi che si delineino tempi e passaggi per l’ultimo tratto del percorso burocratico verso i cantieri del masterplan, si definisca la situazione urbanistica e infrastrutturale attorno al “Vespucci” e si creino intanto le infrastrutture possibili e le condizioni per valorizzare al meglio il “Vespucci” da qui alla nuova pista.

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