Comiche toscane: alberi in pista

On 5 settembre 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

Mentre in Puglia (per citare un esempio) espiantano migliaia di alberi (olivi) trasferendoli in altra localizzazione per estendere le piste aeroportuali (è stato fatto a Taranto per portare a 3.200 metri la pista di Grottaglie ed è in corso a Bari per allungare la pista a 3.000 metri), nella piana fiorentina si minacciano piantumazioni nelle aree (libere) della nuova pista 12/30 del “Vespucci” per impedirne la realizzazione o quantomeno per creare nuovi ostacoli e ritardi, confermando per l’ennesima volta la Toscana come la più grande comica nello scenario aeroportuale mondiale per la voglia di autodistruggere gli interessi pubblici del proprio territorio e dei propri cittadini.

La nuova farsa di casa nostra attorno alla vicenda aeroportuale fiorentina è stata messa in scena dal Comune di Sesto Fiorentino su “assist” della Regione Toscana, nel senso che l’amministrazione sestese ha colto al volo l’occasione data dal bando regionale “Facciamo insieme il bosco del parco della piana” rivolto nei mesi scorsi ai proprietari di terreni ai margini di otto comuni dell’area (Firenze, Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Signa, Carmignano e Poggio a Caiano). Iniziativa inserita nell’ambito del progetto del grande parco della piana previsto con la variante al PIT del 2014 su parco e aeroporto e avviato a realizzazione con il finanziamento della Regione da 14 milioni per i comuni interessati.

L’area di 4 ettari proposta dal Comune di Sesto Fiorentino per la piantumazione di oltre 2.000 alberi nella zona prevista per la nuova pista 12/30 lungo l’autostrada A11.

Di per sé il progetto regionale del parco metropolitano, ovviamente, va benissimo ed è del tutto condivisibile, potendo tranquillamente coesistere (volendo…) con le infrastrutture esistenti o previste, compreso l’aeroporto (nella configurazione attuale e in quella prevista), come delineato fin dall’inizio nei documenti del masterplan aeroportuale oggetto di procedura VIA. Progetto che, come noto, creerebbe nella porzione di piana tra Sesto Fiorentino e Firenze un parco a modello europeo, integrando fisicamente e funzionalmente progetti ambientali con attività e servizi indispensabili alla vita di città e territori (a questo tema abbiamo dedicato gran parte dell’ultimo numero del nostro notiziario, Aeroporto n°80).

L’uscita del bando per la nuova iniziativa regionale, nei mesi scorsi, aveva invece lasciato perplessi proprio perché era ovvio che si sarebbe prestato alla nuova strumentalizzazione e distorsione di buoni propositi e del buon senso da parte di chi non aspetta altro che nuovi spunti di battaglia contro i progetti dello scalo dell’area fiorentina. Battaglia che si presenta sempre più come una farsa, mettendoci sempre più in ridicolo agli occhi di chi ci guarda da fuori Toscana, per i metodi usati e i contenuti delle argomentazioni di sindaci e soggetti vari, istituzionali e non, che per la foga di impedire la realizzazione della nuova pista (mantenendo lo scalo così com’è) non si preoccupano di andare contro i propri cittadini, compresi quelli di Sesto Fiorentino (che peraltro, senza la nuova pista, si terrebbero i voli su gran parte dell’abitato).

La proposta degli “alberi in pista” del Comune di Sesto Fiorentino è, appunto, una proposta, cioè una partecipazione al bando regionale, che dovrà essere vagliata nella sua validità e opportunità: diamo quindi per scontato che arrivi quanto prima uno stop da parte della Regione Toscana, che peraltro avrebbe già dovuto farsi sentire per tenere nei giusti termini quest’ennesima provocazione e indirizzare correttamente finanziamenti e progetti per il parco (che Sesto ha tutto il diritto di richiedere e di avere, se gestiti con buon senso). Non fosse altro che per troncare sul nascere nuovi propositi di spreco di denaro pubblico investito in opere che poi dovranno essere smantellate (come già è successo e potrebbe riaccadere con altre realizzazioni inopportune attorno all’aeroporto).

L’area di 200 ettari prevista nell’ambito del masterplan aeroportuale per il “Parco periurbano di Sesto Fiorentino”, comprendente 36 ettari di zone boscate.

Riportiamo integralmente il comunicato stampa emesso oggi da Toscana Aeroporti in merito alle polemiche di questi giorni sulla questione della piantumazione di alberi nel Parco della Piana ventilata dal Comune di Sesto Fiorentino in aperta contrapposizione alla realizzazione della nuova pista. 

 

Firenze, il 5 settembre 2017 – Toscana Aeroporti è la società che ha in concessione dallo Stato Italiano la gestione degli scali aeroportuali di Pisa e Firenze. A seguito di tale concessione, Toscana Aeroporti è tenuta alla presentazione di un Piano di Sviluppo aeroportuale secondo quanto previsto dal Piano Nazionale degli Aeroporti emanato con Decreto del Presidente della Repubblica n. 201, del 17 settembre 2015.
 
Il progetto di orientamento della pista dell’aeroporto di Firenze è oggetto al momento di Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente e, considerando le prescrizioni ad hoc, prevede la realizzazione di una serie di interventi di compensazione ambientale che hanno come obiettivo quello di riqualificare il Parco della Piana con un investimento di circa 30 milioni di Euro a totale carico di Toscana Aeroporti.
 
Nel Comune di Sesto Fiorentino sono previsti interventi su un totale di 240 Ettari.
Circa 200 Ettari per la creazione del parco peri-urbano:

  • Strutturazione del parco secondo il sistema degli accessi al Parco, del sistema ciclabile e pedonale, della rete dei canali d’acqua
  • Sistema dei Boschi della Piana integrato col sistema degli spazi aperti
  • Individuazione di aree specifiche nelle quali prevedere la ricostruzione e il ripristino delle parti di paesaggio agrario tradizionale (orti urbani, fattoria didattica, agricoltura di prossimità)
  • Individuazione di un’area (Porta del Parco) ove collocare le aree e le strutture di servizio per il nuovo parco (parcheggi, centro visite, ecc.).

Circa 18 Ettari per la creazione della zona umida “Santa Croce”:

  • Ricreazione dell’ambiente agreste storico con piantumazione siepi interferite dal progetto (prelievo, trasporto, impianto)
  • Creazione di nuova zona umida con habitat tipo acquitrino-prato umido, a carattere stagionale.

Circa 22 Ettari per la reazione di un’area ecologico-ricreativa in sostituzione della porzione inutilizzata della vecchia pista:

  • Fruizione pubblica, «filtro» percettivo del nuovo scalo, recupero di aree degradate, nuove connessioni funzionali di aree urbanizzate, valenza ecologica (anfibi)

 
Nel Comune di Campi Bisenzio sono previsti interventi su un totale di circa 20 Ettari:

  • Creazione di zona campestre “il Prataccio”, dove si prevede di creare un’area naturale protetta in ambiente di tipo agricolo tradizionale con sistemi di piccoli fossi, aree a prato umido stagionale e siepi campestri

 
Nel Comune di Signa sono previsti interventi su un totale di circa 39 Ettari:

  • Creazione zona umida “Il Piano”, realizzazione di habitat di pregio, aree umide (acque alte, media profondità e basse), isolotti per limicoli, cannetiscolineprati umidi, bosco umido a salice, arginatura perimetrale, osservatorio e aula didattica.

 
Tali interventi saranno effettuati come opere di miglioramento ambientale rispetto a quanto attualmente presente nell’area. In tutto il mondo le opere infrastrutturali vengono eseguite con questa logica, nel rispetto dell’ambiente e anzi nel miglioramento dello stesso. Toscana Aeroporti fa parte del gruppo Corporacion America, cui è riconosciuta una rara capacità di combinazione tra sviluppo e sostenibilità ambientale, come nel caso dell’aeroporto delle Galapagos che si trova all’interno di aree naturalistiche estremamente delicate e che costituisce oggi un esempio mondiale di progettazione sostenibile.
 
Toscana Aeroporti non vuole entrare in dinamiche politiche che non le competono e che hanno come soggetti i vari livelli istituzionali del territorio toscano e fiorentino e che si protraggono da ormai molti anni; allo stesso modo non può tollerare che l’auspicata realizzazione della pista aeroportuale, che porterà sviluppo e sostegno infrastrutturale alle aziende del territorio oltre che numerosi nuovi posti di lavoro, venga ripetutamente messa in contrapposizione con la tutela dell’ambiente e di un Parco che per primi noi saremo impegnati a realizzare, come dichiarato da sempre, rendendolo finalmente un vero e proprio Parco al servizio del territorio e dei cittadini.

Link al dettaglio delle opere di compensazione. 

Si chiama “W la nuova pista di Peretola” il nuovo comitato “per” creato dai cittadini dei quartieri di Peretola, Quaracchi, Brozzi e Le Piagge, posti più a ridosso dell’aeroporto fiorentino e interessati dai sorvoli nelle fasi iniziali e finali delle rotte di atterraggio e decollo dall’attuale pista 05/23. Comitato che sostiene la realizzazione della nuova pista del “Vespucci” che, come noto, eliminerà la situazione di criticità presente in quella fascia di abitati (ma anche da tutte le aree abitate di Sesto Fiorentino) spostando le stesse traiettorie più prossime allo scalo e quindi più impattanti su un territorio sostanzialmente libero al fianco dell’autostrada, tra l’aeroporto e gli svincoli autostradali A1-A11, lontano da tutte le aree residenziali. Criticità quindi che grazie al diverso orientamento della nuova pista 12/30 non saranno spostate su qualcun altro creando altri conflitti ma annullate, come tengono a evidenziare i cittadini promotori e sostenitori del nuovo comitato per la nuova pista.

La notizia è di qualche settimana fa, già riportata su alcuni organi di informazione locali, così come sono “antiche” e ben note le motivazioni espresse, nel senso che gli indiscutibili miglioramenti ambientali per l’abbattimento degli impatti sulle aree residenziali connessi al diverso orientamento della pista del “Vespucci” sono sempre state tra le ragioni storiche alla base del progetto. Ma ne vogliamo comunque dare risalto anche qui prima di tutto per salutare la nascita (evento molto raro) di un’iniziativa positiva, che si batte per qualcosa e non contro; quindi per contribuire alla conoscenza di questa realtà, che riprende simili iniziative già nate negli scorsi anni nella zona e che, proprio per il fatto di essere “per” (con i toni e gli atteggiamenti pacati conseguenti) difficilmente ottengono visibilità sugli organi di informazione e presso l’opinione pubblica rispetto alle “piazzate” e alle sparate quotidiane dei comitati contro, ai quali questo fronte di cittadini intende controbattere con le proprie iniziative.

Il comitato “W la nuova pista di Peretola” è attivo con la propria pagina Facebook e con la diffusione di volantini nei quartieri interessati e nella piana.

Nell’immagine sopra (elaborazione Associazione Giannotti) è raffrontato il tratto di volo più prossimo allo scalo (circa 2,8 km) con la pista attuale (linea continua) e con quella nuova (linea tratteggiata). Risulta evidente il miglioramento della situazione per i sorvoli degli abitati: nella situazione attuale la traiettoria di discesa verso la pista 05/23, passato l’Arno, sorvola la fascia di abitati tra Le Piagge e Peretola; lo stesso tratto relativo alla nuova pista 12/30 sorvola aree libere al fianco dell’autostrada A11.

 

Nella sequenza di fermi immagine seguente (tratti da un filmato pubblicato su YouTube) l’ultimo tratto delle traiettoria di discesa sull’attuale pista 05/23 ripresa dalla cabina di pilotaggio di un velivolo in atterraggio. Con la nuova pista lo stesso tratto di volo non sorvola più alcun abitato né altro insediamento.

Il tratto finale della traiettoria di “atterraggio 05” che sorvola abitati e insediamenti vari (per circa 2 km) come si presenta davanti all’aereo dopo il passaggio sopra l’Arno. In primo piano i palazzi delle Piagge.

Sorvolata la zona delle Piagge, l’aereo sta per passare sopra la fascia abitata di Quaracchi-Peretola tra via Pisoiese e via Pratese.

Sorvolando Peretola, davanti all’aereo si vedono gli ultimi insediamenti prima dell’autostrada A11 e la pista. In primo piano il raccordo ferroviario sopraelevato che serve il centro tecnico delle Ferrovie all’Osmannoro.

 

Pubblicato “Aeroporto” n° 80

On 28 luglio 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

È uscito il nuovo numero di “Aeroporto” (Luglio-Settembre 2017), il notiziario dell’Associazione Valentino Giannotti per lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze.

Sul notiziario si fa il punto della situazione della procedura VIA ancora in corso sul masterplan 2014-2029 del “Vespucci” come risulta dagli atti ufficiali resi noti dal ministero dell’Ambiente, che però al momento non forniscono novità né altra informazione sul provvedimento finale indicato sempre come “in preparazione”, mentre si esprime preoccupazione per le notizie di stampa uscite nelle scorse settimane che darebbero la chiusura della procedura ambientale, iniziata oltre tre anni fa, slittata almeno di un altro anno nell’eventualità che venga adesso seguita la nuova procedura VIA recentemente introdotta dal Governo.

La parte centrale del notiziario è dedicata alla descrizione delle opere ambientali per il territorio limitrofo allo scalo aereo previste nell’ambito della realizzazione del masterplan aeroportuale, come descritte nel materiale oggetto di VIA, con particolare riferimento alla realizzazione di nuclei boscati, aree agricole, piste ciclabili e parchi attrezzati. Progetti che confermano l’importanza del piano per il “Vespucci” anche al di là degli aspetti strettamente aeroportuali e aeronautici, secondo un modello di sistemazione ambientale e territoriale comune in molte realtà europee nei contesti che ospitano infrastrutture aeroportuali.

“Aeroporto” n° 80 è scaricabile direttamente cliccando qui oppure dalla apposita sezione.

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VIA o (di nuovo) gioco dell’oca?

On 12 luglio 2017, in Aeroporto Firenze, by admin

Aspettavamo il decreto dei ministri dell’Ambiente e dei Beni e Attività Culturali a chiusura della procedura VIA sul masterplan 2014-2029 del “Vespucci”, per veder procedere l’iter della nuova pista di Firenze nei successivi passaggi burocratici preliminari ai cantieri: a tre anni e quattro mesi dal suo avvio e a sette mesi dal parere positivo della commissione tecnica ministeriale (parere CTVIA n°2235, 2/12/2016) apprendiamo della brillante ipotesi di ripartire con una nuova procedura (dall’inizio o saltandoci su in corsa) in base alla norma europea sulla VIA del 2014 (Direttiva 2014/52/UE) appena adottata dal Governo (D.Lgs. 16 giugno 2017 n°104, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n°158 del 6/7/2017) che farebbe slittare la chiusura della procedura di un altro anno. Un altro anno che non significa estate 2018, ma decorrerebbe dalla ripartenza della nuova procedura, che non si sa quando potrebbe iniziare, anche perché la nuova norma VIA avrà poi bisogno di vari decreti attuativi che ne disciplinino i contenuti e che verranno nei mesi a seguire la sua entrata in vigore (se e quando predisposti e approvati).

Vista così, per quel che per ora è dato sapere, verrebbe da farsi una grande risata e andare in vacanza. Sembra di assistere di nuovo a un copione già visto in questa vicenda, con la palla tirata in tribuna (per una ragione o per un’altra) ogni volta che si dovrebbe essere prossimi a qualche passo avanti concreto, per ritornare all’indietro o al punto di partenza, come nel più classico gioco dell’oca. Ma considerando la serietà (e gravità) della questione, per i costi e le ricadute negative del non fare (per un progetto che ha benefici generali per tutti gli aspetti coinvolti) e per le implicazioni per il futuro di Firenze (area Castello, stadio, Mercafir, tram, ferrovie, ecc.), dell’area metropolitana e della regione, proviamo a far qualche considerazione in attesa che la cosa sia più chiara e si possa leggere qualcosa di ufficiale.

Ovviamente non c’è dubbio che qualunque nuova norma tesa alla semplificazione e chiarimento di iter è sacrosanta e benedetta in un paese morto di burocrazia, in balia di perditempo, comitati e azzeccagarbugli, soffocato da norme a salvaguardia più che della bontà delle opere e dell’interesse generale, della licenza di guerriglia dei fautori del no per i più disparati interessi. Una nuova norma sulla VIA che detta passaggi e tempi più chiari e certi, che ufficializza metodi fin qui adottati come prassi, che possa respingere o arginare interferenze di vario tipo, non può essere che un bene per l’Italia, perché i tempi medi “normali” di queste procedure (tre anni per una VIA quelli dichiarati dal Ministero dell’Ambiente) non sono da paese civile e non sono per nulla giustificabili. Bene quindi che per le nuove opere (sottoposte a procedura VIA dopo il 16 maggio 2017, secondo l’art.23 della norma stessa) ci sia la nuova procedura e che ci sia la possibilità di virare su di essa per le opere precedenti ancora in alto mare.

Ma nel caso del masterplan di Firenze i tre anni ce li siamo già fatti tutti e siamo ormai oltre la “normale” tempistica italica. Dovrebbe essere spiegato quindi per quale ragione, in realtà, con tanta procedura fatta e con decreto finale ufficialmente “in preparazione” (dopo vari passi avanti e indietro), invece di portare a chiusura la pratica (o addirittura dopo la chiusura della pratica in corso) si senta l’esigenza di ripartire con procedura diversa, aggiungendo ulteriori anni (anche fosse uno “solo”) a quelli già trascorsi, perché le ragioni ventilate non stanno in piedi.

Si parla della disquisizione nata sul grado di approfondimento progettuale del masterplan da assoggettare a VIA, ma è una questione mai emersa finora, nel senso che per Firenze è stata adottata la metodologia seguita per ogni altra procedura VIA attuata o in corso in Italia (compresa Pisa, il precedente masterplan di Firenze e l’ultimo masterplan italiano approvato ambientalmente relativo a Venezia) senza che nessuno abbia mai sollevato questioni. Anche perché il contenuto di un masterplan è più che sufficiente per effettuare le necessarie valutazioni ambientali. Ora la nuova norma ufficializza questa validità, ma perché la vicenda è stata fatta impantanare proprio su Firenze (“grazie” alle contestazioni toscane al progetto del “Vespucci”) invece che tenerla nella prassi sempre attuata?

Si è parlato di problemi legati alla previsione di un “osservatorio” (tra enti aeroportuali e enti locali) che dovrebbe seguire le fasi attuative del masterplan, ma tale adempimento è stato richiesto e inserito nella procedura VIA dalla Regione Toscana tra i vari vincoli, paletti e prescrizioni mandate a Roma con il proprio parere nel dicembre 2015: se è motivo di ostacolo, la Regione ritiri immediatamente la richiesta o la riformuli in modo non ostativo, magari tenendo anche conto che da tanti anni esiste già, anche a Firenze, la Commissione Aeroportuale (composta più o meno dagli stessi soggetti) che segue il funzionamento dell’attuale scalo e dovrà seguire allo stesso modo il “Vespucci” nel diverso assetto e che proprio non si sente il bisogno della creazione di ulteriori sovrastrutture o “torri di controllo” sullo scalo fiorentino insediate nei palazzi della politica.

Si è parlato, sempre solo per la procedura fiorentina, di contrasti per la volontà di esautorare gli enti nazionali competenti (ENAC) su materie quali la valutazione dei rischi o il bird-strike e queste sono vere e proprie bestialità: l’ente dell’aviazione nazionale è da sempre l’unico soggetto responsabile di regolare e gestire in Italia queste materie (come fa ogni ente dell’aviazione in ogni paese), come è sempre stato per tutti gli aeroporti italiani. Non ha assolutamente senso che per Firenze qualcuno chieda studi di “soggetti terzi” ed è grave che richieste di questo tipo (originate in varie contestazioni arrivate a Roma dalla Toscana) possano essere assecondate da organi ministeriali in una procedura come la VIA, alimentando peraltro scontri istituzionali nazionali.

Insomma, se queste sono le ragioni che potrebbero originare un decreto di VIA insensato e spingere a scegliere di ripartire con diversa procedura (dove peraltro varie questioni si riproporrebbero), appare un’abdicazione al ruolo che dovrebbe avere un ministero (e un Governo, locale o nazionale che sia) per garantire che le cose siano fatte con sensatezza, senza dar spago a integralismi e forzature che vengono riversate nella procedura. Se c’è dell’altro lo si dica, spiegando cosa è successo in questi anni sull’asse tosco-romano e chi ne è stato protagonista.

In questa vicenda, oggi più che mai, a volte si ha la sensazione che per varie ragioni faccia piacere galleggiare sulle procedure o, come si dice, stare sulla riva del fiume a guardare l’iter che passa, senza gran preoccupazione per quel che succede o non succede e per il tempo che scorre. Interessa poco sapere che la procedura va avanti se non si arriva mai a qualcosa (di concreto, non ad altre procedure). Piacerebbe, ad esempio, di fronte alla prospettiva di slittamenti di altri anni (perché di questo si tratta), vedere più animo da parte delle istituzioni del nostro territorio coinvolte (ovviamente le componenti dichiaratesi favorevoli al progetto, le altre stanno brindando). Piacerebbe qualche spiegazione in più dal sindaco di Firenze (e sindaco della città metropolitana), che ripete sempre di essere in costante contatto con il ministro dell’Ambiente; piacerebbe avere qualche spiegazione sopratutto dal Governatore della Regione, massimo esponente dell’ente locale più responsabile (nel bene e nel male) di ciò che è avvenuto nella vicenda aeroportuale in questi anni e dell’unico ente locale che siede al tavolo ministeriale che sta gestendo la VIA. Vorremmo vedere un sussulto di preoccupazione per le sorti dello scalo fiorentino e del sistema aeroportuale toscano, con conseguenti iniziative, al di là delle prese d’atto degli eventi, degli auspici di conclusione degli iter e delle dichiarazioni di strategicità di un aeroporto (questo lo sanno tutti da quando il fratelli Wright spiccarono il primo volo). Dovrebbe dare migliori spiegazioni il ministro competente (Ambiente), per i suoi annunci di VIA conclusa entro qualche settimana ripetuti da due anni e per l’evidente incapacità di chiudere in modo costruttivo la procedura in corso.

Aspettando di capire meglio il senso di quanto sta succedendo e pregando tutti almeno di risparmiarci commenti entusiastici del tutto fuori luogo, non si può che ripetere la solita unica certezza di questa vicenda: la nuova pista del “Vespucci” resta fattibile, sostenibile, necessaria (per Firenze, l’area metropolitana, la Toscana) e si può fare se si vuole fare.

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