Sardegna: allungamento pista per Olbia

On 24 novembre 2018, in Aeroporto Firenze, by admin

In alto a destra nella foto satellitare si possono notare lo sbancamento per il livellamento della collinetta e la deviazione della strada statale.

24/11/2018 – Mentre a Firenze continuiamo a dover sopportare dichiarazioni totalmente folli di chi nel 2018 (quasi 2019) vorrebbe riavviare studi per capire se, come, dove, quando e perché mai si dovrebbe realizzare una pista funzionale per il “Vespucci” e l’area fiorentina (studiata e attesa da metà del secolo scorso), altrove le cose continuano ad andare diversamente. Altrove progetti “forse” anche un tantino meno importanti del caso fiorentino procedono e, pur con le lentezze italiche, possono arrivare in fondo in un clima ben diverso. L’esempio viene questa volta dalla Sardegna e riguarda la pista di Olbia, oggi già di 2.446 metri, che sta per essere rifatta e allungata nell’ambito del masterplan 2006-2020 in attuazione, con un potenziamento generale dello scalo e la sua espansione da 180 a 247 ettari.

Olbia “Costa Smeralda” (4 km dal centro città), aperto nel 1974 in sostituzione del vecchio aeroporto di Venafiorita, è uno dei tre scali commerciali civili della Sardegna, secondo per movimento passeggeri (circa 2,8 milioni nel 2017) dopo Cagliari e attualmente terzo per dimensione di pista dopo Alghero (3.000 metri) e Cagliari (2.804 metri). La pista di Olbia ha risentito finora della presenza di ostacoli penalizzanti per le distanze usabili, soprattutto in atterraggio (ridotte a 2.200-2.300 metri), creando difficoltà ai voli che in particolare nel periodo estivo richiedono di poter operare a pieno carico. Per risolvere queste criticità all’ordinaria attività di linea e consentire regolarità operativa anche ai velivoli di grandi dimensioni (wide-body fino agli Airbus A340 o Boeing 747) che spesso richiedono di utilizzare lo scalo per voli privati, governativi o charter, è stato deciso di allungare la pista a 3.000 metri, intervento inserito nel masterplan approvato.

L’allungamento doveva essere anticipato in occasione del vertice G8 del 2009 previsto a La Maddalena, con un primo stralcio fino circa 2.700 metri, per poi completare successivamente la pista. Il trasferimento del G8 a L’Aquila frenò il progetto riportandolo entro la tempistica ordinaria del masterplan, che ha visto comunque già realizzate opere propedeutiche esterne allo scalo: lo spostamento di una strada statale che passava a ridosso della testata pista interessata dal prolungamento, con una variante di tracciato che aggira il nuovo sedime aeroportuale; lo sbancamento, sempre sulla stessa testata, di una collinetta che faceva da ostacolo alla pista comportando la penalizzazione in atterraggio, con l’abbattimento di alcune costruzioni presenti nella zona. Adesso si prevede entro breve l’avvio dei lavori per il tratto di allungamento della pista a 2.740 metri.

Per completare il quadro comparativo con ciò che ci tocca ancora sentire attorno alla questione fiorentina vale la pena evidenziare un commento riportato sulle cronache locali sarde nei giorni scorsi, dopo l’approvazione dell’opera nel Consiglio del Comune di Olbia, guidato da una giunta di centrodestra alternatasi negli ultimi dieci anni con una giunta di centrosinistra: “Tutte le forze politiche dovranno essere unanimi per portare avanti progetti così importanti per la nostra realtà”. Commento espresso da un esponente del Movimento 5 Stelle, per un’opera che fa di Olbia il terzo aeroporto civile della Sardegna (e il secondo della provincia di Sassari) con pista capace di accogliere wide-body e voli di lungo raggio.

Dopo i decreti VIA rilasciati nel 2017 (Verona a luglio, Firenze a dicembre), lo scorso 6 febbraio è arrivato il primo decreto ambientale su masterplan aeroportuale del 2018, relativo a Salerno Pontecagnano. L’aeroporto salernitano è uno degli scali minori nel sistema aeroportuale italiano ricompreso nel Piano Nazionale Aeroporti, passato dal traffico di aero club a quello commerciale (sopratutto aerotaxi) solo dal 2007 e in attesa di fare un salto di qualità e funzionalità proprio con l’attuazione del piano di sviluppo e in particolare con il potenziamento della pista, necessario perché lo scalo possa svolgere il ruolo assegnatogli nel sistema aeroportuale campano.

Il masterplan che ha appena ottenuto il via libera ambientale prevede quindi un potenziamento generale di tutto il sistema aeroporto (terminal, piazzali, strumentazioni, accessibilità) ma è incentrato soprattutto sull’allungamento della pista 05/23 dagli attuali 1.655 metri a 2.200 metri. L’obiettivo è permettere le operazioni di velivoli quali Airbus A319 e A320 e con essi riuscire ad attirare direttamente sullo scalo della costiera amalfitana flussi di traffico interessati a questa parte della regione, alleggerendo la pressione su Napoli Capodichino.

L’attuazione del masterplan di Salerno comporta un’espansione del sedime aeroportuale di circa 42 ettari (dai 124 attuali), necessari in gran parte per la pista, sia per l’allungamento in testata 05 sia per l’adeguamento dell’area di sicurezza in testata 23. Per la modifica del sedime dovranno essere spostati e modificati i corsi di due torrenti (Torrente Diavolone e Torrente Volta Ladri), parte del sistema idrografico del Tusciano, che attualmente delimitano l’area dello scalo in parte disegnandone il confine che si è adattato all’andamento dei torrenti, in parte già modificati in passato per esigenze aeroportuali. I due corsi d’acqua ora si uniscono proprio davanti all’attuale testata 05 formando il Torrente Rialto che poi prosegue verso il mare. Entrambi quindi saranno riadattati secondo il nuovo assetto della pista e del relativo sedime, con tracciati spostati, allungati e rimodellati, così come sarà spostato in avanti il punto di confluenza e l’inizio del terzo torrente. Altre variazioni di tracciato saranno apportate al Torrente Volta Ladri per l’ampliamento dell’area est, necessario per il potenziamento del terminal e del piazzale commerciale.

A sinistra: foto aerea dell’attuale aeroporto con evidenziati i torrenti che saranno modificati. A destra: area di ampliamento del sedime aeroportuale per l’allungamento della pista in testata 05.

Le nuove opere aeroportuali dello scalo salernitano vanno ad interessare un territorio (comuni di Pontecagnano Faiano e Bellizzi) caratterizzato da numerose attività agricole con coltivazioni in serra di fiori e prodotti ortofrutticoli, con le relative strutture e vari edifici fino a ridosso dello scalo che dovranno essere anch’esse spostate (quelle fisicamente presenti nelle aree da acquisire) o adeguate in base al nuovo sedime, così come vari tracciati viari che passano nella zona. Esternamente allo scalo, non parte del masterplan ma ugualmente funzionali al suo funzionamento, sono previsti altri interventi per migliorare l’accessibilità all’infrastruttura, con il raccordo stradale dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e la nuova stazione “Aeroporto” sulla linea ferroviaria metropolitana Salerno-Pontecagnano-Battipaglia.

La procedura VIA sul masterplan di Salerno, che ha un orizzonte di breve-medio termine e prevede investimenti per circa 75 milioni, era stata avviata nel giugno 2016 ed ha avuto una durata di un anno e otto mesi. Nei due periodi di consultazione pubblica sul materiale di base e sulle successive integrazioni ha visto la presentazione di nove osservazioni (da parte di due cittadini). Il parere positivo finale è stato accompagnato da otto prescrizioni (sette del Ministero dell’Ambiente, comprendenti quelle della Regione Campania, e una del Ministero dei Beni e Attività Culturali).

Il potenziamento dello scalo di Salerno, atteso da tanti anni, pur con la sua dimensione infrastrutturale contenuta, andrà a colmare una delle carenze più rilevanti nel panorama aeroportuale nazionale, in una regione come la Campania che, dopo la Toscana, è quella più “orfana” di progetti mancati (dagli anni ’70 del secolo scorso) e più bisognosa di creare nuova capacità aeroportuale per poter gestire il traffico in un sistema assestato sui due scali esistenti di Napoli e Salerno (distanti circa 60 km). Traffico che ad oggi è ancora sostanzialmente tutto concentrato su Napoli Capodichino, aeroporto di grandi dimensioni ma tra i più “cittadini” (per inglobamento nel tessuto urbano), che nel 2017 ha raggiunto gli 8,6 milioni di passeggeri (dai 6,8 del 2016). Anche per questo l’aeroporto di Salerno era stato l’unico scalo italiano, oltre a quello di Firenze, inserito nel decreto Sblocca Italia del 2014 con specifici finanziamenti.

Nuovo assetto dell’aeroporto di Salerno previsto nel masterplan, con la pista allungata a 2.200 metri. Sulla destra, lungo la ferrovia che delimita lo scalo, la nuova stazione ferroviaria.

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Veduta dell'aeroporto di Lamezia Terme con in primo piano la parte di pista allungata. Alla sua destra si nota la parte mancante di bretella di rullaggio che sarà realizzata a breve.

Veduta dell’area terminale dell’aeroporto di Lamezia Terme, con la pista in primo piano e il centro abitato di S. Eufemia Lamezia sullo sfondo.

Se a Parma si prospetta la novità di un allungamento della pista a 2.900 metri per rilanciare lo scalo aereo e come volano per lo sviluppo del territorio (vedi notizia precedente), un altro aeroporto nel corso del 2016 ha concretizzato un potenziamento simile. Si tratta dello scalo di Lamezia Terme, che lo scorso luglio ha inaugurato la pista allungata da 2.416 a 3.017 metri. L’opera fa parte del piano di sviluppo 1999-2015 ed è stata attuata per consentire le operazioni senza limitazioni a velivoli di grandi dimensioni, impiegati in particolare per voli charter di lungo raggio. L’allungamento della pista di 600 metri, realizzato dalla parte dell’entroterra, verso l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria (sull’altro lato la pista arriva a ridosso della linea costiera) ha comportato la modifica del territorio interessato, con l’adeguamento del sistema idraulico di fossi e canali e del sistema viario (in particolare, sono stati deviati due canali e il tracciato di una strada provinciale).

L’intervento completato sullo scalo lametino, situato in località S.Eufemia Lamezia (10 km dal centro di Lamezia Terme), rappresenta di fatto il potenziamento dell’ultima pista realizzata ex-novo in Italia, nell’ultimo nuovo aeroporto nato nel nostro paese, ormai 40 anni fa, (pista di 2.400 metri e aeroporto furono inaugurati nel giugno 1976). Con i suoi 3.017 metri l’aeroporto calabrese, parte del sistema aeroportuale regionale a tre scali inserito nel Piano Nazionale Aeroporti (Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone), è entrato nel gruppo dei nove scali italiani con pista superiore ai 3 km (il quarto del sud Italia). Gli interventi attuati e quelli previsti nel nuovo masterplan 2012-2027 supportano l’incremento del traffico passeggeri registrato negli ultimi anni (2,3 milioni di passeggeri nel 2015) e il trend di crescita previsto (4,3 milioni al 2027). Tra le nuove opere in progetto ci sono il nuovo terminal, in sostituzione di quello realizzato nel 1976, e il prolungamento di 880 metri della bretella di rullaggio, per servire l’intera pista e migliorarne l’operatività, con conseguente abbattimento delle emissioni grazie alla riduzione dei tempi di rullaggio e di stazionamento dei velivoli a terra.

Ricordiamo qui questa notizia di qualche mese fa come ulteriore spunto di riflessione per chi dalle nostre parti riesce ancora oggi a contestare il progetto di di una pista migliore e un po’ più lunga (2.400 metri, operativamente e ambientalmente più funzionale) per il “Vespucci” di Firenze.

Veduta dell'aeroporto di Lamezia Terme con in primo piano la parte di pista allungata. Alla sua destra si nota la parte mancante di bretella di rullaggio che sarà realizzata a breve.

Veduta dell’aeroporto di Lamezia Terme con in primo piano la parte di pista allungata. Alla sua destra si nota la parte mancante di bretella di rullaggio che sarà realizzata a breve.

Parma aerostazioneMentre in Toscana fanno ancora notizia le reiterate iniziative per ostacolare i progetti dell’aeroporto di Firenze e c’è ancora chi riesce a sostenere l’inutilità di un aeroporto per l’area fiorentina, al di là dell’Appennino, al solito, si vola in tutt’altra direzione. Con una conferenza congiunta tra il gestore dell’aeroporto di Parma, Regione Emilia Romagna, Comune di Parma, enti e istituzioni del territorio, nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente il piano strategico per lo sviluppo dello scalo cittadino come hub cargo che, tra le varie opere previste, comprende l’allungamento della pista di circa 800 metri (portandola a 2.900 metri) per permettere l’atterraggio dei grandi velivoli su rotte di lungo raggio.

Il progetto aeroportuale fa seguito al piano già avviato nei mesi scorsi per la creazione presso lo scalo parmense, accanto all’autostrada A1 e al polo fieristico cittadino, di uno dei più importanti poli logistici nazionali, comprendente l’accordo sottoscritto in maggio con Etihad Airways, che con la sua sezione cargo è uno dei principali operatori mondiali del settore, e l’ipotesi di accordo con il gruppo Amazon (già presente con una sede a Piacenza) per l’utilizzo dello scalo di Parma come hub per i propri voli merci sull’Europa. In attesa del potenziamento della pista aeroportuale, le merci raccolte saranno instradate su camion verso altri scali (in particolare Malpensa), mentre appena completato il progetto (ipotizzato per il 2018) potranno partire direttamente dall’aeroporto dal centro emiliano, riducendo i costi di trasporto e eliminando un enorme traffico di TIR dalla rete autostradale.

Per l’aeroporto di Parma la specializzazione nel cargo rappresenta l’occasione di rilancio, dopo la crisi degli ultimi anni. Lo scalo parmense è ad oggi il quarto aeroporto della regione per dimensione di pista (2.124 metri), dopo Rimini (2.936 metri), Bologna (2.803 metri) e Forlì (2.561 metri); è il terzo per traffico gestito (ad oggi scarso per passeggeri) dopo Bologna e Rimini (Forlì è al momento chiuso al traffico commerciale per la crisi vissuta dall’ente gestore); è uno dei tre scali regionali, assieme a Bologna e Rimini, inseriti nel Piano Nazionale Aeroporti.

L’aeroporto di Parma (95 km da Bologna) aveva già avuto un’importante fase di sviluppo infrastrutturale conclusa nei primi anni 2000, quando la pista, precedentemente già allungata più volte fino a 1.900 metri fu portata a 2.100 metri, intervento indotto anche dalla necessità di potenziamento infrastrutturale della città richiesto da Bruxelles per l’insediamento a Parma della sede dell’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare. Con l’allungamento a 2.900 metri Parma si doterebbe della pista più lunga nel sistema aeroportuale della regione (simile a Rimini, eredità dei passati usi militari, e più lunga di Bologna, portata a 2.800 metri nel 2004).

Vedremo se e come si concretizzerà il nuovo progetto, comunque il potenziamento dello scalo di Parma, così come il rilancio dello scalo di Rimini già in atto (Forlì è in attesa di riapertura ai voli commerciali) rappresentano anche investimenti strategici per il futuro, in quanto la regione si garantisce riserve di potenzialità per la crescita del traffico aereo in considerazione del fatto che lo scalo principale di Bologna, che pur sta attuando importanti piani di sviluppo, in prospettiva di lunga scadenza, per la sua collocazione, raggiungerà comunque livelli di saturazione, rendendo necessario decentrare traffico su altre piste.

Per curiosità e statistica, da dedicare a chi in Toscana continua ancora oggi a avere idee molto confuse sulle distanze città-aeroporto, è da evidenziare anche come tutti e quattro i principali scali dell’Emilia Romagna siano di fatto (per distanza dal centro e dagli abitati), con le loro piste anche a capacità intercontinentale, aeroporti “cittadini”: 3 km per Parma, 4 km per Forlì, 6 km per Bologna e 8 km per Rimini. Inutile invece evidenziare ancora una volta come uno sguardo oltre l’Appennino (e oltre il proprio naso o orticello…) rendano surreali e inascoltabili le polemiche che ancora imperversano in Toscana sull’opportunità di dotare un’area come quella fiorentina di una pista vera, di 2.400 metri, e di poter avere per la nostra regione un secondo aeroporto operativamente normale e un sistema aeroportuale funzionante.

Nella foto sopra (tratta da Apple/Mappe) si vede la città di Parma con a nord-ovest, ad appena 3 km dal centro, l'aeroporto "Giuseppe Verdi". L'immagine sotto è un particolare della zona aeroportuale nella quale si distinguono bene la pista, l'aerea terminale alla sua destra e, subito dietro, la città di Parma.

In questa immagine (tratta da Apple/Mappe) si vede la città di Parma con a nord-ovest, ad appena 3 km dal centro, l’aeroporto “Giuseppe Verdi”.

Parma 2 Apple Maps

Questa seconda immagine è un particolare della zona aeroportuale nella quale si distinguono bene la pista, l’aerea terminale con l’aerostazione e gli hangar alla sua destra e, subito dietro, la città di Parma.